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LETTERA ALLA FAMIGLIA: La famiglia casa di Dio e luogo della Sua grazia - AGENDA SETTIMANALE DEL VESCOVO: dal 23 al 30 Aprile - CONVEGNO ECCLESIALE DIOCESANO: "Le parole per dirlo", Chiesa del Santo Bambino di Praga, Giovedì 27 e Venerdì 28 Aprile 2017, Ore 16.30 - 19.30 - LA PAROLA DELLA SETTIMANA, a cura di don Diego Marchioro: "Pace a voi..." Commento al Vangelo di Giovanni 20, 19-31 - CRESIME 2017: aggiornamento date scaricabile in formato PDF - CASA BETANIA: aggiornamento dei turni scaricabili in formato PDF - NOTIZIE FLASH: "Passione di Cristo, passione del mondo"...

PACE A VOI...

Dal Vangelo secondo Gv 20, 19-31

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati». Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo». Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!». Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome. 


Le prime parole che sentiamo da Gesù, dopo la Risurrezione, sono un augurio di pace. Un augurio che Gesù affida alla nostra volontà e disponibilità: “a coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati”. Più volte Gesù ripete la stessa espressione “pace a voi”: si tratta di una triplice ripetizione attraverso la quale vuole sottolineare l’importanza di questo dono che consegna con abbondanza ai discepoli. Gesù chiede loro di essere portatori della sua pace.

Non vuole indicare una semplice assenza di guerra, di contrasti, di ostilità…ma chiede un coinvolgimento attivo e concreto nell’essere portatori di quel perdono che Egli stesso aveva chiesto al Padre per i suoi uccisori. Da buon Maestro quale era sa bene che i suoi alunni fanno fatica a mettere in pratica gli insegnamenti, ed è per questo che cerca subito di sostenerli attraverso il suo stesso Spirito. Il problema che sperimentano oggi i suoi discepoli non riguarda tanto la vista, quanto piuttosto l’udito e la parola: la difficoltà maggiore non proviene dal non vedere il suo vero corpo, ma dall’incapacità di ascoltare e rinnovare il suo augurio di pace.

Le sue ferite, le tracce della sua Passione le possiamo vedere e toccare anche noi, nelle nostre relazioni rovinate. Purtroppo, finché non abbiamo infilato le dita nelle profondità delle ferite non siamo contenti; finché non siamo noi a dire l’ultima parola non siamo tranquilli; finché non dimostriamo chi è il vincitore non ci fermiamo…

Beati invece quelli che comprendono che una volta inferte, le ferite lasciano segni indelebili nella vita dei fratelli; beati quelli che comprendono che il perdono è lo strumento che ci permette di sperimentare la Risurrezione; beati quelli che anche senza vederla … credono nella Pace.



II Domenica di Pasqua
(Anno A) 

(23/04/2017)
Gv 20, 19-31


Don Diego Marchioro

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