Al Cardinale don Mimmo Battaglia, amico e fratello nell’episcopato
“Voi fate il contrario del pane”
Ho letto la tua Lettera ai mercanti della morte come si ascolta una parola che non nasce da un ragionamento ma da una ferita. È una di quelle parole che non cercano consenso, ma verità; non cercano equilibrio, ma giustizia; non cercano protezione, ma fedeltà al Vangelo.
Per questo sento il bisogno, come fratello nell’episcopato e come credente, di dirti pubblicamente grazie.
La tua lettera è una pagina che appartiene alla grande tradizione profetica della Chiesa: quella tradizione che, quando la storia diventa oscura, non abbassa la voce ma la purifica. Le tue parole non sono un atto politico, ma un atto evangelico. Esse nascono da quella ferita che attraversa il cuore della fede quando la vita umana viene trattata come merce e la guerra diventa un affare.
Hai avuto il coraggio di dire ciò che spesso resta imprigionato nei linguaggi prudenti del nostro tempo: che dietro i calcoli strategici ci sono corpi, dietro i mercati ci sono madri, dietro i bilanci ci sono bambini che non vedranno il domani. E soprattutto hai ricordato a tutti che il Vangelo non può mai diventare complice della logica delle armi. E oggi il Vangelo, quando è preso sul serio, brucia. Brucia perché smaschera le nostre abitudini, le nostre complicità silenziose, le nostre rassegnazioni.
Nella tua lettera ho sentito il peso della storia e, insieme, la leggerezza ostinata della speranza cristiana. Hai dato voce a ciò che molti vedono ma pochi osano dire: che dietro le geometrie della geopolitica spesso si nasconde la carne ferita dei poveri; che dietro le parole fredde dei mercati le città diventano polvere.
Quando tu scrivi che il Vangelo “mette un bambino al centro”, compi il gesto più radicale che la fede cristiana conosca. Davanti a un bambino ferito o ucciso ogni teoria cade, ogni giustificazione si sgretola, ogni equilibrio armato si rivela per ciò che è: una costruzione fragile edificata sul dolore degli innocenti.
Chi crede nel Cristo disarmato non può considerare normale un mondo che investe nella guerra più di quanto investa nella vita. Non può accettare che la sicurezza venga costruita sulla paura e che il profitto trovi la sua radice nel lutto dei popoli.
Come pastori sappiamo bene quanto sia difficile parlare di pace senza essere accusati di ingenuità. Ma il Vangelo non ha mai avuto paura di apparire ingenuo agli occhi del mondo. È sembrato ingenuo anche quando ha messo un crocifisso al centro della storia e ha chiamato quella sconfitta salvezza. Eppure proprio da quella debolezza è venuta la forza che continua a cambiare i cuori.
Per questo la tua lettera non è soltanto una denuncia: è un atto di speranza. È la speranza cristiana che osa ancora pronunciare parole come conversione, coscienza, umanità. Parole che molti giudicano ingenue, ma che in realtà sono le uniche capaci di salvare la storia dal suo stesso abisso.
È un appello alla coscienza, perfino alla coscienza di coloro che hanno trasformato la guerra in affare. Perché anche per loro resta aperta la possibilità di ritrovare la propria umanità e di scegliere la custodia della vita invece della sua devastazione.
Come Chiesa sappiamo che la nostra voce può sembrare fragile davanti ai poteri della storia. Ma sappiamo anche che il Vangelo ha sempre parlato così: con la forza della verità e con la libertà della coscienza.
Ti sono vicino con amicizia fraterna e con profonda condivisione.
Il nostro tempo ha bisogno di profeti più che di strateghi, di coscienze sveglie più che di equilibri armati, di mani che custodiscano la vita invece di amministrare la morte.
Continuiamo, insieme, a restare fedeli al Vangelo della pace
+Corrado, fratello vescovo
Lettera del Card. Mimmo Battaglia, Vescovo di Napoli:
Lettera ai mercanti della morte
