OZIERI - CATTEDRALE
PARROCCHIA B. V. IMMACOLATA - CATTEDRALE
Piccolo villaggio al tempo dei Giudicati, Ozieri acquista maggiore importanza dopo la conquista aragonese. Già nel Trecento civilmente non dipende più da Bisarcio che è ormai in declino, mentre nel Quattrocento diventa capoluogo amministrativo della Incontrada del Monteacuto.  Contemporaneamente, in campo ecclesiastico i vescovi di Bisarcio preferiscono risiedere a Ozieri piuttosto che nella sede titolare, in un rione che da allora prende l'attuale nome di Piscobia (Episcopio), presso la chiesa parrocchiale di Santa Maria, dove nel 1437 il vescovo Antonio Canu celebra il Sinodo diocesano.  Dopo la soppressione del vescovado di Bisarcio, Ozieri diventa capoluogo delle due Foranie del Monte Acuto e del Goceano sotto la giurisdizione del vescovo di Alghero.
 
Nella seconda metà del Cinquecento la Chiesa Parrocchiale di S. Maria subisce grandi mutamenti architettonici e viene riconsacrata nel 1571. Nel 1803 Ozieri diventa sede vescovile e la parrocchiale di S.Maria diventa Cattedrale. Di qui l'esigenza di una maggiore
dignità del Tempio: esigenza che aumenta quando nel 1807 la città diventa capoluogo di Provincia, e quando nel 1836 Carlo
Alberto le conferisce il titolo di città. Due anni dopo ha inizio un complesso di lavori che la abbelliscono e arricchiscono di opere d'arte. Essenziale contributo a quest'opera di rinnovamento fu nel 1845 la donazione di 25.000 scudi da parte della nobildonna Maria Lucia Sequi vedova Demontis.  Si ebbe quindi tutto un lavoro di rinnovamento e ampliamento ad opera di quello che fu il più importante architetto sardo dell'Ottocento, Gaetano Cima, che fece eseguire i lavori tra il 1846 e il 1848, conducendola alla struttura attuale, attraverso la fusione degli antichi elementi aragonesi con la ariosità del neoclassicismo allora imperante.
A chi entra dall'ingresso principale si presenta l'altare maggiore in marmo con intarsi policromi, culminante nel gruppo della Vergine tra due angeli, attribuito alla scuola del Canova. Alla metà dell'Ottocento risale il bel presbiterio con l'ingresso fiancheggiato da due leoni stilobati. Ai lati dell'altare maggiore tra il 1873 e il 1886 furono costruiti i due altari laterali di S. Antioco e di S. Lucia, dono del nobile Cav. Giuseppe Grixoni Sequi.   Sulla destra della navata centrale sta il pulpito marmoreo, di eccellente fattura, eseguito tra il 1843 e il 1847 dall'architetto-scultore Francesco Cucchiari di Pavia.Nella navata di sinistra si susseguono gli altari dedicati a:  - San Filippo Neri. - Su una parete laterale della Cappella, il quadro delle Anime del Purgatorio, opera dell'ozierese Salvatore Ghisaura, di cui si ha qualche altro quadro nella Sagrestia, come il San Michele. - La Madonna della Difesa: al centro di candidi marmi e stucchi sta il grande quadro, opera di Giovanni Marghinotti, il maggior pittore sardo dell'Ottocento, del quale si hanno numerose opere nella Cattedrale e nell'Episcopio; commissionato nel 1840, il quadro venne firmato nel 1861. - San Pietro. - San Giovanni Evangelista. - Sant’Andrea. La grande cappella, edificata nel 1761, fu rifatta e abbellita con marmi e stucchi dall'architetto Antonio Pinna di Bosa tra il 1839 e il 1843. Il grande quadro centrale, del Marghinotti, opera del 1840, rappresenta il martirio e la visione del Santo. Notevole, sull'altare, l'urna marmorea contenente reliquie di Santa Filomena, opera eseguita a Roma nel 1840 dal celebre scultore sassarese operante a Roma Andrea Galassi o Gallassi, come si firmava (1793-1845).  La volta costolata della Cappella di S. Andrea rappresenta la parte più  antica del Duomo; in essa vediamo quattro grandi medaglioni dipinti dal Boasso, 
rappresentanti San Giuseppe, San Gavino, Sant’Andrea e Santa Caterina da Siena. Nel 1933 veniva inaugurato il monumentale organo già collocato nel coro, splendido scenario per l'altare maggiore e trasferito in seguito in questa cappella di S. Andrea., a fianco della quale vediamo una delle opere artistiche più belle della Chiesa: il fonte battesimale. Particolarmente degno di nota il grande ovale in marmo, recante in bassorilievo la scena del battesimo di Gesù. E' da attribuire probabilmente allo stesso Cucchiari autore del pulpito.
Dal centro del transetto si può avere una panoramica della decorosa veste data al Tempio verso il 1926 ad opera della "Scuola superiore d'arte cristiana Beato Angelico" di Milano. In particolare, opere dei pittori piemontesi Arduino e Boasso, spiccano i due grandi affreschi rappresentanti Sant’Antioco, Patrono della Diocesi, e l'Annunciazione, sulla volta della navata centrale; sulla volta della cupola si ha invece la titolare della Chiesa, l'Immacolata. Sopra gli archi delle Cappelle laterali sono raffigurati da un lato San Vincenzo de' Paoli, Sant'Agnese, San Francesco d'Assisi, San Paolo Apostolo; dall'altro lato S. Giuseppe Cottolengo, San Giuseppe Cafasso, San Luigi Gonzaga e San Pietro Apostolo e nell’arco centrale San Francesco di Sales. Di fronte alla Cappella di S. Andrea sta quella del SS Sacramento, anch'essa in marmi e stucchi policromi. Costruita nel 1767 a spese del nobile ozierese Don Andrea Satta venne riattata e in parte rifatta su disegno dell'artista Pietro Bossi, altra figura importante nella storia dell'arte sarda di cui ha varie opere la Cattedrale di S.Nicola a Sassari. Fu arricchita nel 1839 con il pregevole tabernacolo in marmo.Nel 1868, come si può leggere sul cartiglio al centro, in alto, vi fu collocato il mirabile quadro “dell'Ultima Cena” di Giovanni Marghinotti opera del 1838. Nella Cappella è tumulata la salma del vescovo Francesco Cogoni di veneranda memoria.   
Sulla volta vediamo i medaglioni raffiguranti quattro Santi che ebbero particolare devozione all'Eucaristia: San Tarcisio, Santa Vittoria, Santa Teresa di Gesù e San Pio X; alla base della cupola, i medaglioni dei quattro Evangelisti. Seguono le Cappelle: - di San Giuseppe - della Madonna del Rosario, con la statua marmorea attribuita al sardo Antioco Pili (1840-50 circa), ammirevole per la “raffinatezza di esecuzione”, lontana dalla gelida eleganza accademica, e ispirante veramente devozione; - del S. Cuore di Gesù che appare a S. Margherita Maria Alacoque, con un bel quadro moderno del pittore Eugenio Bardsky, di origine polacca. - di San Giovanni Battista, con la bella statua in legno: importante opera probabilmente dello scultore sardo Giuseppe Zanda desulese stabilitosi a Roma. La statua venne ad abbellire l'altare nel 1846 per interessamento del vescovo Serafino Carchero.  Dietro l'altare maggiore il grande Coro ligneo, accurato lavoro dell'artigiano ligure Giuseppe Galibardo, residente ad Alghero, al quale l'Arciprete del Capitolo consegnava nel 1750 la grossa somma dei 250 scudi pattuiti. Sullo sfondo dell'abside le due grandi vetrate policrome moderne, con la scena dell'Annunciazione. Nell'AULA CAPITOLARE, al posto d'onore tra altre pitture pure importanti,  sta il POLITTICO DELLA MADONNA DI LORETO, dovuto al MAESTRO DI OZIERI, probabilmente quel  "mastru Andria Sanna de Othieri, pintore" operante verso il 1592, anche se in base a considerazioni stilistiche alcuni vorrebbero il quadro datato alla prima metà del Cinquecento. E' sorto come retablo nella chiesa della Madonna di Loreto dove è rimasto fino al 1870. Il quadro centrale rappresenta  la traslazione della Santa Casa, attorno altri sei quadri con scene della vita di Gesù e Maria.
Ozieri (SS)

Abitanti 1900 ca.
Parrocchia B.v. immacolata – cattedrale
PIAZZA DUOMO, 1
CAP 07014 – Cell. 339 6710503

Parroco: don Antonello Satta (dal 2016)

Vicario parrocchiale:
don Giammaria Canu (dal 2017)