COMMENTO AL VANGELO

"Misericordiosi e “misericordiati”"

dal Vangelo secondo Luca 10,38-42

XVI Domenica Tempo Ordinario

(Anno C)

 

Domenica 21 Luglio 2019

a cura di don Diego Marchioro

Nei versetti che precedono il brano evangelico proposto dalla Liturgia in questa XVI Domenica del Tempo Ordinario Gesù ci aveva invitato ad essere buoni samaritani, a prenderci cura dei bisogni degli altri, con misericordia. 

 

In questo testo Gesù ci mostra di non aver nessuna vergogna nel lasciarsi toccare dalla bontà di Marta e Maria. Per noi è scontato, ma a quel tempo, e soprattutto dentro quel tipo di mentalità, il rapporto con le donne non era visto sempre con tanta positività. Un Maestro come Lui che si lasciava coccolare da due donne! Poteva sembrare scandaloso agli occhi dei più. Ma Gesù non si crea problemi: anzi, invita ciascuno di noi a vivere dentro relazioni di misericordia e di autentica amicizia. Spesso possiamo vivere nella tentazione di sentirci grandi, credendo di essere i soli che si prendono cura dei bisognosi, e soprattutto pensando di non aver bisogno degli altri.

Come è necessario prestare attenzione alle membra più sofferenti della famiglia umana, è altrettanto urgente avere l'umiltà di riconoscere che non possiamo vivere isolati, che non bastiamo a noi stessi: una fraternità caratterizzata da uno stile misericordioso è l'immagine di famiglia, di comunità, di chiesa, di mondo, proposta da Gesù.

 

San Francesco d'Assisi, ad esempio, invitando i suoi frati a ricorrere all'elemosina quando era necessario, insegnava che per loro si trattava di un'occasione per crescere nell'umiltà, mentre per i ricchi era uno strumento per vivere la carità. Più si vive dentro dinamiche di amore, più si sperimenta la vicinanza del Regno di Dio: come nei polmoni l'aria deve entrare e uscire, così nella nostra vita abbiamo bisogno di donare misericordia ma anche di riceverla. 

 

Una società fondata su questo circolo virtuoso sarebbe sempre felice: chi ha più tempo, salute, energie, sostanze economiche ... avrebbe la gioia di condividerli con chi non ne ha; mentre chi è più manchevole non vivrebbe una vita triste poiché sarebbe sostenuto da quanto viene donato dalla generosità dei fratelli.