Messaggio di vicinanza al Cardinal Angelo Becciu

Una verità attesa: giustizia, dignità e speranza

Nel cuore di un tempo segnato da prove difficili e da un’attesa carica di significato, nasce una parola di speranza, capace di guardare oltre le ombre e sostenuta dalla certezza che verità e giustizia, anche quando sembrano oscurate, sono destinate prima o poi a manifestarsi pienamente.

Il nuovo corso del processo che coinvolge il Cardinale Angelo Becciu, che ha sempre professato con fermezza la propria innocenza, rappresenta un passaggio di grande rilievo umano, ecclesiale e spirituale. Non è soltanto una vicenda giudiziaria, ma una storia attraversata da una sofferenza profonda, vissuta nel silenzio, nella dignità e nell’affidamento a Dio.

In questi anni, il Cardinale ha portato il peso di accuse gravi, dell’esposizione mediatica e di giudizi spesso affrettati. Una prova che ha segnato non solo la sua persona, ma anche la comunità che lo ha visto crescere e servire. E tuttavia, in mezzo a tutto questo, non è mai venuta meno la fiducia nella verità e nella giustizia.

La decisione della Corte di Appello della Santa Sede, che ha rilevato errori procedurali fino a dichiarare la «nullità relativa» del procedimento e a disporre la rinnovazione del dibattimento, si presenta come un segno forte. È un richiamo ai principi fondamentali del diritto, alla dignità della persona e al rispetto pieno delle garanzie difensive.

Da qui emerge con forza un’esigenza non più rinviabile: fare piena luce sui fatti. Una chiarezza completa, libera da ombre e ambiguità, capace di restituire dignità e ristabilire equilibrio. Non si tratta di affrettare i tempi in modo superficiale, ma di evitare ulteriori ritardi che peserebbero su una vicenda già segnata da lunga sofferenza. Solo così potrà realizzarsi una giustizia autentica, capace di restituire ciò che è stato messo alla prova e di ricomporre ciò che è stato ferito.

Questa attesa non è impazienza, ma espressione di un bisogno profondo di giustizia, maturato nel tempo e alimentato dalla fiducia che la luce non possa essere definitivamente oscurata. È la voce composta di chi ha sopportato e ha continuato a credere.

Il fatto che il processo debba essere sostanzialmente rinnovato, con pieno accesso agli atti e possibilità effettiva di difesa, restituisce al giudizio il suo necessario equilibrio. Si apre così una fase nuova, che può permettere finalmente una valutazione completa e serena.

Come Diocesi, questa decisione viene accolta con profonda partecipazione e con una composta, ma sincera soddisfazione. Si avverte che il tempo della verità si avvicina, che ciò che è stato oscurato potrà essere finalmente chiarito e che quanto è stato motivo di sofferenza potrà trovare luce e giusta valutazione.

Rimane, tuttavia, la consapevolezza di un cammino non ancora concluso. Serve ancora pazienza, senso di responsabilità e rispetto dei tempi della giustizia. È un invito a custodire unità e misura, evitando giudizi affrettati e lasciandosi guidare da uno sguardo ispirato alla verità e alla carità.

Accompagniamo don Angelino con vicinanza spirituale e fraterna, certi che il Signore, che conosce i cuori e scruta la verità più profonda, non abbandona mai i suoi figli, soprattutto nel tempo della prova. A Dio che è Signore viene affidato questo nuovo tratto di cammino, perché sia guidato dalla luce della verità e condotto a un esito giusto e pienamente chiarificatore.

È verso questo orizzonte che si guarda con fiducia: nella convinzione che, al termine del cammino, ciò che è vero e giusto troverà finalmente il suo riconoscimento.

+ don Corrado, vescovo

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