Senza Gesù non c’è Natale.
“È Natale ogni volta che sorridi a un fratello e gli tendi la mano”, ci ha lasciato in dono Madre Teresa. Non è una frase poetica da ricordare una volta all’anno, ma una verità che giudica il nostro modo di vivere il Natale. Perché il Natale non è anzitutto una data sul calendario, né un evento da consumare in fretta: è una scelta di vita, è una luce che chiede di essere accolta, custodita e testimoniata.
Oggi il Natale rischia di essere svuotato del suo significato più vero. Sempre più spesso si tenta di trasformarlo in una festa senza anima, mettendo a tacere il racconto della nascita di Gesù, come se la fede impoverisse invece di illuminare. Così la festa più amata viene ridotta a un momento di frivolo divertimento e di gioia superficiale destinata a spegnersi in fretta.
Ma senza Gesù non c’è Natale.
Se togliamo Lui, la luce si spegne: tutto diventa finto, apparente, incapace di scaldare davvero il cuore dell’uomo. Tutto appare brillante, ma nulla è vero. Tutto sembra gioioso, ma nulla salva.
Nella capanna di Betlemme inizia per l’umanità un cammino nuovo, una via di liberazione e di riscatto che attraversa i secoli. Lì Dio sceglie la piccolezza per parlare al cuore dell’uomo. Lì Dio sceglie la povertà per arricchirci di speranza. Il Natale sia una decisione concreta: prendere dimora a Betlemme. Fissare lì il nostro sguardo, il nostro cuore, le nostre scelte. A Betlemme c’è ancora da imparare. C’è da imparare il silenzio che ascolta, l’umiltà che salva, la fiducia che apre il futuro.
Chiediamoci allora, con onestà: perché facciamo festa a Natale?
Il motivo è profondo e sconvolgente: non siamo soli. Non siamo abbandonati al peso delle nostre fatiche, delle nostre paure, delle nostre ferite. Il Figlio di Dio si è fatto uomo, è entrato nella nostra storia, ha condiviso la nostra fragilità e continua a camminare con noi. La sua presenza spinge la storia verso un orizzonte nuovo, verso una umanità riconciliata, liberata dal peccato, guarita dalla violenza e dall’odio.
La Natività venga oggi in soccorso di un’umanità stremata dalle guerre, lacerata dalle ingiustizie sociali, ferita dall’egoismo e dall’indifferenza. Il volto dell’uomo si sfigura quando rifiuta l’altro, quando chiude le porte, quando dimentica i poveri, gli scartati, i piccoli. Il Bambino di Betlemme ci consegna un messaggio chiaro e non negoziabile: non c’è pace senza accoglienza, non c’è futuro senza fraternità, non c’è Natale senza amore vissuto.
Lasciamo che il Natale accada davvero.
Il Natale non viene a rassicurarci, ma a interrogarci. Non chiede entusiasmo, chiede spazio. Non come una parentesi luminosa destinata a chiudersi in fretta, ma come una soglia da attraversare. Lasciamo che la luce fragile di Betlemme trovi spazio nelle nostre case, nelle relazioni ferite, nelle domande che portiamo dentro. Non serve fare rumore: basta un cuore che rallenta, uno sguardo che riconosce, una scelta che mette l’altro al centro.
La luce che nasce a Betlemme non abbaglia: chiede solo di essere custodita, giorno dopo giorno, nei gesti ordinari, nelle parole dette con verità, nelle scelte che non fanno notizia ma cambiano il mondo. Il Natale non è ciò che aggiungiamo, ma ciò che togliamo. Togliamo il superfluo, le maschere, le parole inutili. Forse resta poco, ma resta l’essenziale.
Accendiamo il Natale con gesti piccoli ma ostinati di bene, capaci di resistere all’indifferenza e alla paura. Solo così il Natale smette di essere un giorno e diventa un cammino. E quando la notte sembra avere l’ultima parola, una luce discreta, ma fedele, può ancora annunciare l’alba. E sapere che il cammino continua e che non siamo soli nel percorrerlo.
A tutti auguro un buon Natale così.
+don Corrado, vescovo
