"Gesù: Medico e Medicina"

January 30, 2019

 

Luca 4,21-30

 

In quel tempo, Gesù cominciò a dire nella sinagoga: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato». Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: «Non è costui il figlio di Giuseppe?». Ma egli rispose loro: «Certamente voi mi citerete questo proverbio: “Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafàrnao, fallo anche qui, nella tua patria!”». Poi aggiunse: «In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria. Anzi, in verità io vi dico: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elìa, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elìa, se non a una vedova a Sarèpta di Sidòne. C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Eliseo; ma nessuno di loro fu purificato, se non Naamàn, il Siro». All’udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù. Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino.

 

Gesù: Medico e Medicina

 

Riprendiamo il brano evangelico di Domenica scorsa proprio da dove lo abbiamo lasciato: “Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato”.

 

Gesù cerca di aprire gli occhi dei suoi ascoltatori affinché comprendano che in Lui possono riconoscere il compimento delle promesse antiche, la realizzazione della Parola del Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe. Ogni volta che ascoltiamo il Vangelo, ogni volta che cerchiamo di vedere Gesù dobbiamo tenere bene a mente questa frase con la quale, secondo San Luca, il Maestro dà inizio alla sua predicazione.

 

Anche i suoi compaesani l’hanno ascoltata bene! Ma il Vangelo ci presenta una strana reazione della folla: all’iniziale meraviglia segue un forte sdegno verso di Lui.

 

Se si tratta di ascoltare belle parole, di partecipare a momenti felici, di sperimentare miracoli … allora il Vangelo ci piace; ma quando il Maestro ci guida alla verità su noi stessi, invitandoci ad essere suoi collaboratori nella missione di “liberazione” … la sua Parola diventa amara, anzi, scomoda.

 

Gesù si definisce Medico, ma i suoi ascoltatori non accolgono i suoi consigli; Gesù invita cioè alla conversione, a seguirlo per farsi guarire dal male che tocca la vita dell’uomo creando sempre sofferenza, ma alla gente non fa piacere acquisire consapevolezza della propria malattia.

 

Gesù, il Medico, non offre una terapia moralistica: la medicina è Lui stesso. Gesù offre sé stesso per guarire l’uomo afflitto dal virus del peccato e dona la sua testimonianza con le parole e con la sua vita invitando gli uomini a farsi suoi collaboratori nell’opera di liberazione dal male.

 

Essere suoi pazienti significa anzitutto lasciarsi curare da Lui, permettere che la sua grazia tocchi la nostra vita: quanto spesso, invece, ci allontaniamo dalle occasioni che ci vengono offerte per incontrarlo e per sperimentare la sua grazia risanatrice! Quante volte crediamo di essere suoi discepoli semplicemente perché facciamo “cose religiose”! Gesù ci invita a partecipare al suo ministero di liberazione dal male e di attenzione ai piccoli portando i veri valori cristiani nel mondo sociale, politico ed economico, impegnandoci realmente perché il Vangelo possa trasformare la società (Cfr. Evangelii gaudium, 102).

 

Da buoni pazienti: guardiamolo, ascoltiamolo e fidiamoci di Lui!

 

IV Domenica Tempo Ordinario
(Anno C)

Domenica 3 Febbraio 2019

Luca 4,21-30

​a cura di don Diego Marchioro

 

 

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