Omelia del Vescovo del giorno di Pasqua

April 13, 2020

 

Buona Pasqua! Il Signore è veramente risorto! 

È un saluto che mai può essere soltanto formale o automatico. 

Ogni volta che lo esprimiamo facciamo un augurio di bene per la persona interessata, ma attingiamo anche ad una forza di vita cui ci riferiamo e alla quale ci affidiamo. Questa forza di vita è Gesù risorto. La fede cristiana poggia su questa verità e scommette su questa verità. 

La fede dei cristiani, osserva S. Agostino, è la risurrezione di Cristo”. Tutti credono che Gesù sia morto, anche i pagani, gli agnostici lo credono. Ma solo i cristiani credono che è anche risorto e non si è cristiani se non lo si crede. 

Non basta infatti che Cristo ci abbia amati a tal punto da donare la vita fino a sacrificarsi per noi. Molte persone si sono dedicate agli altri con larghezza lungo i secoli e tuttavia sono rimasti morti. Cristo, invece, è risorto e con lui ha permesso che risorgessimo anche noi.

Carissimi fratelli e sorelle, in questo giorno allora, proprio questo siamo chiamati fare: rinnovare la nostra fede in Cristo risorto dalla morte. Siamo invitati a professarci cristiani nella fede della Chiesa, aderendo di nuovo alla testimonianza apostolica che si è consolidata nella comunità cristiana attraverso i secoli. 

Gesù risorto si offre alla fede, si offre cioè a chi è disposto ad accoglierlo, a credere in lui, a sperare e ad amare. Non impone la sua risurrezione, non impone la sua gloria, quasi si nasconde, perchè ci sia lo spazio per l’adesione di una fede libera e personale.

Contemplare la resurrezione di Gesù significa fare esperienza concreta di come nella vita tutto cambia. Cambia il modo di pensare, di agire, di rapportarsi con le cose e le persone. 

Non è il covid19 che ci farà cambiare. Questo virus scompiglia le abitudini, ci fa preoccupare per il futuro, mette in discussione il sistema economico e sanitario mondiale. Con il rischio di non insegnarci nulla e di ritornare con superficialità alla normalità, con la preoccupazione di recuperare il tempo e le cose perse. Non possiamo pensare che dal virus ci sveglieremo magicamente migliori di prima. Ci aspettano giorni difficili, non si risolverà tutto in un euforico abbraccio.

Nella Pasqua di quest’anno noi prendiamo coscienza, più che in altri anni, della distanza che ci sembra intercorrere tra il grido di gioia pasquale che proclama «Cristo è risorto dai morti, a tutti ha donato la vita» e le notizie dolorose della pandemia.

Solo l’Angelo del Signore ribalta il masso del sepolcro e, secondo l’evangelista, vi si siede sopra, quasi a voler dire che anche i macigni più pesanti sono sottomessi al potere di Dio. E di macigni, di grosse pietre, ne sono state tolte tante nella nostra vita! E continuano ad essere rotolate e saranno sempre frantumate.

Il cristiano non potrà mai rimanere intrappolato e sigillato nella disperazione, nella rassegnazione, nell’apatia, negli errori compiuti, nel buio delle proprie sconfitte, nei drammi del passato. Tutto, con la risurrezione di Gesù, viene ribaltato.

Nel giorno in cui celebriamo il Cristo risorto e vivente, tentiamo di cogliere al volo almeno qualche scintilla del grande fuoco acceso nella storia con la risurrezione di Cristo.

Carissimi, scopriamo anche il compito di testimoniare che la vita può essere più ricca, più gioiosa, più piena, se contemplata e vissuta in riferimento al mistero del Cristo che passa attraverso la morte soltanto per risorgere. 

Non possiamo più starcene chiusi come se il Vangelo della resurrezione non ci sia stato comunicato. Il Vangelo è rinascita a vita nuova. E va gridato sui tetti, va comunicato nei cuori perché si aprano al Signore. 

Si tratta di spalancare le porte al Risorto che viene in mezzo a noi.

Guardiamo alla figura di Maria di Magdala che piange perché non trova il corpo morto del Signore e lo cerca con accanimento dove non può essere.

Maria è ciascuno di noi: di fronte al dolore, alle tragedie, siamo sfiduciati, scoraggiati, senza speranza, pen­sando specialmente ai più deboli e piangendo per loro; di fatto, piangiamo perché incapaci di vedere i segni del Risorto intorno a noi, perché non vediamo una via d’uscita dalle nostre angosce, dalle nostre inquietudini, dalle nostre disperazioni.

E Gesù si avvicina alla donna con infinita tenerezza: la chiama per nome, ricrea in lei la fede e la speranza, purifica la sua ricerca amorevole. Ma, soprattutto, le rivela che il Padre — cui si era sempre riferito come «mio» — è anche «Padre vo­stro», nostro, e che noi siamo fratelli di Gesù e tra noi: «Va’ dai miei fratelli».

Con la risurrezione di Cristo, la nostra relazione con Dio creatore e Signore è trasformata nella relazione filiale che è propria a Gesù, il Figlio. Ripetiamolo senza stancarci anche figli, figli nel Figlio.

Così, risollevata, illuminata, confortata, Maria di Magdala corre ad annunciare ai discepoli: «Ho visto il Signore!».

Come vorrei che questo grido di gioia scoppiato dal cuore della donna, fosse oggi il grido di tutti noi che stiamo celebrando l’evento della risurrezione, il grido di tutte le no­stre comunità, di tutta la Chiesa, di tutta l’umanità! Come vorrei che la nostra fede non si stancasse mai di essere sorpresa, stupefatta, entusiasta e si traducesse in speranza coraggiosa e vibrante!

Auguro a voi la buona Pasqua come piena rivelazione della nostra condizione di figli di Dio e di fratelli chiamati a portare nel mondo la bontà, la fraternità e la pace del Risorto. 

Auguro pace a tutti gli abitanti della nostra città e dell’amata diocesi.

Auguro pace a tutte le persone impegnate e volontarie nell’ambito sanitario, a tutti i missionari, a tutti gli operatori di pace e giustizia sparsi nel mondo.

Auguro che questo annuncio di risurrezione risuoni nel cuore di tante famiglie unite nella fede per confermare il loro amore; nel cuore di tanti coniugi delusi e scoraggiati; nel cuore di tanti giovani alla ricerca di un senso della vita per il loro oggi e il loro domani, laboriosi ed impegnati nello studio, nel lavoro, nel servizio generoso verso gli altri, ma anche nel cuore di tanti loro coetanei protesi a gustare la felicità nel divertimento e nell’illusione.

Vorrei che questo annuncio pasquale di risurrezione giungesse anche al cuore di tanti anziani e sofferenti che, dopo una vita carica di affetti e di lavoro, sentono oggi il peso della solitudine e dell’abbandono.

Continuiamo a rivolgerci con fede e con speranza questo augurio: Buona Pasqua! 

L’amore del Risorto ci permetterà di prenderci cura gli uni degli altri, ci donerà di trovare nuove vie di solidarietà e di impegno reciproco, ci insegnerà a trovare sempre nuovi modi per essere vicini gli uni agli altri. Il Risorto ci guiderà nella nostra vita quando non sarà facile, quando ci vorrà tanta forza e coraggio, quando dovremo donare qualcosa di noi per il bene di tutti. 

Mi piace concludere con una parola di sant’Agostino, che ci invita, malgrado tutto, a gioire e a cantare, pensando alla fe­licità piena che ci attende:

 

«O felice l’Alleluia di lassù!
Là loderemo Dio e qua lodiamo Dio;
ma qui negli affanni, là nella sicurezza;
qui nell’attesa della morte,
là nella certezza di vivere sempre;
qui nella speranza, là nella realtà;
qui sulla via, là nella patria.
Or dunque cantiamo, fratelli miei,
non nella dolcezza del riposo ma per alleviare la fatica…
Canta, ma cammina; va avanti nel bene, avanza nella fede,
avanza nella virtù. Canta e cammina». 

 

 

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