Commento al Vangelo - Domenica 23 maggio 2021


Gv 15,26-27; 16,12-15


In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio.

Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».



Nel vangelo di oggi, leggiamo una delle pagine più belle ed incoraggianti del vangelo di Giovanni. Gesù, ci ricorda che dopo la sua partenza da questo mondo per salire alla destra del Padre, non ci ha lasciati orfani o abbandonati, ma ci ha promesso la presenza di “un altro Paraclito” (Gv 14,16). È interessante quanto viene riportato a tal proposito nel dizionario di teologia biblica, diretto da Xavier Leon-Dofour: «Morto e risorto, Gesù fa alla Chiesa il dono del suo Spirito. Un uomo Che muore, per quanto grande sia stato il suo spirito, per quanto profonda rimanga la sua influenza, è non di meno Condannato ad entrare nel passato. La sua azione gli può sopravvivere, ma non gli appartiene più; egli non può più nulla su di essa e deve abbandonarla alla mercé dei capricci degli uomini. Invece Gesù, quando muore e «rende il suo Spirito» a Dio, lo «trasmette» nello stesso tempo alla sua Chiesa (Gv 19, 30). Fino alla sua morte, lo Spirito sembrava circoscritto nei limiti normali della sua individualità umana e del suo raggio di azione. Ora che è esaltato alla destra del Padre nella gloria […], il figlio dell'uomo raduna l'umanità salvata […] ed effonde su di essa lo Spirito».



Suor Stella Maria, pfsgm

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