DI DOMENICA IN DOMENICA - a cura di don Giammaria Canu

Domenica, 4 ottobre 2020

La gioia dei frutti


Terza domenica di vendemmia! Questa volta sul palcoscenico sale la storia d’Israele, la storia di un popolo, la storia di una vigna dispettosa: «la vigna del Signore degli eserciti è la casa d’Israele; gli abitanti di Giuda sono la sua piantagione preferita. Egli si aspettava giustizia ed ecco spargimento di sangue, attendeva rettitudine, ed ecco grida di oppressi» (Is 1,6-7). Eppure, il padrone non si scoraggia e studia tutte le strategie perché sa (quanto Geppetto sa che Pinocchio è capace di diventare un bravo burattino) che il cuore dell’uomo è capace di “fruttare”.

Entrano finalmente in scena i “frutti” della vigna! L’avevamo intuito già da qualche settimana: il frutto che si aspetta il padrone è la gioia dei lavoratori. “La gloria di Dio è l’uomo vivente”, diceva sant’Ireneo nel secondo secolo d.C. e le parabole di queste domeniche sembrano raccontarci che “la gioia di Dio è appesa alla gioia dell’uomo”, come anche il fallimento di Dio è ap-peso, e quindi di-pende dal fallimento dell’uomo. Proviamo a fare una fenomenologia di questa gioia descritta come frutto della vigna di Dio.

Innanzitutto, il frutto si aspetta. Un’attesa operosa, indaffarata, perché è mossa dalla memoria del vino delle annate precedenti, ma soprattutto dalla gioia dei banchetti. Fuor di parabola, l’attesa della gioia è il movente per avanzare con la propria vita tra le tempeste di questo mondo; rientrando nelle parabole è il movente che serve agli operai per alzarsi di buon mattino e andare a lavorare. E tornando ancora alla nostra vita: è bello sgusciare via dal letto ogni mattina con la certezza che la fatica, le preoccupazioni e le difficoltà non riusciranno a separarmi dalla gioia di lavorare per il Vangelo.

Poi non basta la fatica quotidiana del lavoro nella vigna durante tutto l’anno (potatura e innesti, impianto nuove barbatelle, sradicamento delle erbacce, cura della terra e irrigazione, lotta coi parassiti e malattie stagionali e tante sorprese extra come animali selvatici in visita, grandinate estive, ceppi misteriosamente seccati…), occorre anche la fatica della raccolta: la festa della vendemmia (personalmente vado nostalgico per quelle feste nella vigna di mio nonno!) è una faticaccia che ha sapore di sudore misto ad abbracci, scherzi, rincorse e competizioni di bravura, allegramente accompagnati da barzellette, vecchie storie e racconti antichi intervallati dalla colonna sonora delle canzoni nazional popolari che ritmano le cesoie e il tonfo grave del grappolo sui recipienti, il banchetto all’aria aperta rigorosamente bagnato dal poco vino rimasto dall’annata precedente e dal primo mosto a cui hanno accesso anche i bambini apprendisti vignaioli.

E infine, il frutto si gusta in compagnia. Ma su questo è necessario un elemento, quello nuziale, che proviene dal Vangelo della prossima domenica.

Per oggi basta questo: il frutto della vigna è godersi Dio. Chi non va a sudare nella vigna perde l’occasione della gioia di Dio, dell’Evangelii gaudium. Nelle puntate precedenti Gesù invitava a dismettere gli abiti infantili delle rivendicazioni sindacali che ci fanno gridare all’ingiustizia contro gli operai dell’ultima ora arrivati alla “resa dei conti” senza una goccia di sudore, oppure contro il fratello svogliato che, come pubblicani e prostitute, deve passare attraverso l’esperienza della conversione prima di capire (sentire, percepire, essere certo) che Dio è un Padre che mi può chiedere solo cose buone. E sarebbe blasfemo, non solo da stolti (tonti!), rimpiangere di aver respirato fin da piccoli aria di Vangelo, quando si poteva vivere tutta una vita all’insegna del “non ne ho voglia” in attesa del bonus vita “escatologico” (dell’ultim’ora, al fotofinish della vita!) riservato da Dio per i ritardatari. È blasfemo perché lamentarci per la misericordia usata con gli ultimi toglie tempo, energie, mente e cuore alle occasioni enormi di godersi il Dio del Vangelo. Speriamo che cresciamo tanto in questa consapevolezza: lavorare nella vigna non è da “sfigati”, ma da privilegiati che vivono quotidianamente la gioia di una bicchierata in famiglia col padrone della vigna. Forse è proprio questo che manca alla Chiesa di oggi!


don Giammaria Canu


Vincent van Gogh, La vigna rossa (1888, attualmente a Mosca). Van Gogh racconta coi pennelli l’incontro autunnale dei colori, la gioia e il canto di chi ha il privilegio di gustare la festa della vendemmia.

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