DI DOMENICA IN DOMENICA - a cura di don Giammaria Canu

Domenica, 7 febbraio 2021


Prima segnanti e poi insegnanti.


Discepolo = pescatore di uomini, anzi pescatore dell’umanità nascosta nei fondali di ogni uomo. Ma esiste un manuale per questo mestiere? Iniziamo alla scuola del Gesù di Marco (cioè di san Pietro che racconta a Marco) a costruire il nostro “manuale dell’insegnante, anzi, del segnante”, colui che vuole lasciare traccia, segnare un solco, un sentiero nel cuore di altri.

Domenica scorsa e domenica che viene è messa a tema la liberazione, quasi un’introduzione, un capitolo zero: non si dà umanità senza libertà. Senza queste fondamenta ogni proposta di vita che vuole lasciare un segno sarà violenta, una strattonata dannosa a chi combatte ogni giorno contro la minaccia della fatica, della noia, della disperazione. Servono innanzitutto maestri in umanità che propongano parole di liberazione, che esorcizzino, ammutoliscano e scaccino via i carcerieri usurpatori: «tacci, esci da quest’uomo», non ti appartiene, non è quello il tuo posto! Urla Gesù allo spirito impuro che era ormai al comando dell’uomo della sinagoga di Cafarnao.

In giorno di sabato, una massa di vite cariche delle domande e delle preghiere della settimana, di sofferenze e di desideri va in sinagoga per trovare chi cura le ferite della vita con la Parola di Dio. Quanto erano inefficaci le parole astratte, macchinose e preconfezionate degli scribi! Quanta violenza faceva nel cuore di persone schiacciate dalla vita sentirsi dire: “devi obbedire, pregare e fare tanti sacrifici a Yhwh, perché non ti capiti qualcosa di peggio”. Gesù in quell’assemblea di mendicanti di vita non vede carne da macello, ma tante libertà da preparare per il Paradiso. Ed è questa verità che fa tremare gli spiriti impuri: sapere che esiste qualcuno (Gesù e i profeti che parlano al posto di Dio: guai a voi se ve ne perdete uno!) che annuncia una soluzione eterna non per le piaghe, ma dentro le piaghe, nonostante le piaghe e (son sicuro di non essere frainteso) grazie alle piaghe. Le cicatrici della carne e gli abissi del cuore che imprigionano la vita sono già urla disperate che nascondono la tenue speranza che Dio ha parole che liberano interiormente pur friggendo nella superficie. La presuntuosa pretesa di Gesù è quella di liberare il cuore dagli agguati assassini di ogni forma di male che proviene dall’esterno. La scuola del Vangelo è quella dove si impara a pescare la verità dell’umanità spesso coperta, sprofondata e insozzata dalle menzogne dello spirito impuro che si aggira nella nostra interiorità. Infatti, la lotta eterna (il libro di Giobbe è il segnante più efficace) tra Dio e Satana si gioca sul terreno del nostro cuore: «da mihi animas, cetera tolle», pregava san Giovanni Bosco implorando da Dio la chiave per liberare con l’amorevolezza le anime straziate dei giovani di Torino.

Da una parte Gesù, dall’altra il male presago di morte: domenica scorsa lo spirito impuro, domenica prossima la febbre della suocera di Pietro. Il male annuncia la soluzione facile della reazione squilibrata, della menzogna, della scissione interiore, della rabbia contro tutti e contro se stessi, della disperazione; Gesù parla e suggerisce la via della vita e quella parola esperta di umanità è una mano tesa ad attraversare assieme le voragini. Il diavolo ha la pretesa di conoscere le soluzioni ribelli, violente e scomposte ai problemi; Gesù ha la pretesa di accompagnare, liberare, svincolare la vita imprigionata e sepolta dal male. Il demonio sa; Gesù sa stare con: sta qui la differenza tra un falso profeta e un profeta educatore (suggerisco D’Avenia sul Corriere di lunedì scorso e di ogni lunedì!).

Servono maestri con la stessa autorevolezza di Gesù. Parlare è una cosa seria! Parlare per insegnare è una responsabilità spirituale eterna. Una parola che pretende (in)segnare deve liberare. È una parola che invita alla cura, che tiene per mano e risolleva (Gesù con la suocera di Pietro), regala nuove possibilità, nuove occasioni e nuove strategie di vita, indica nuove piste, nuovi scenari in cui l’amore non è stato ancora provato… e c’è sempre una regione del cuore in cui l’amore non è stato ancora sperimentato. Le parole aiutano a liberare perlustrando e accompagnando in quella regione. Oppure è meglio tacere: «Di ciò di cui non si può parlare, meglio tacere» (Wittgenstein).

Questo fanno gli insegnanti: per essere autorevoli, affidabili, credibili, devono essere “segnanti” di nuove strade. Oppure tacciono!



don Giammaria Canu


Michelangelo, Anima dannata (Firenze, 1525).




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