DI DOMENICA IN DOMENICA - a cura di don Giammaria Canu

Domenica, 7 marzo 2021


Il rovesciatore.


Ho letto questo verso e ne ho fatto la “prosa” della Trasfigurazione: «Io guardo ogni cosa come se fosse bella, e se non lo è vuol dire che devo guardare meglio» (Franco Arminio). È l’inno alla ribellione dello sguardo, della cura, della veglia. La rivincita della delicatezza sulla violenza, della sapienza sulla fretta, della mitezza sulla prepotenza. È l’ostruzionismo fermo e intransigente del vero sul mediocre, del bello sul carino, del profondo sul galleggiante andante.

E però Gesù, il nostro rabbì, sembra essersi lasciato sfuggire la mano nel Vangelo di domenica prossima: lo avevamo lasciato pacifico in discesa dal Tabor dopo aver ricevuto l’autografo di Dio sull’opera che inaugurava e ce lo ritroviamo infuriato nel Tempio di Gerusalemme: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!». Dal monte al Tempio (che sul monte Sion comunque era!) avviene un rovesciamento di umore: ciò che garantiva sul Tabor di lucidarsi gli occhi scoprendo/rivelando la vera identità del Maestro di Nazareth, al Tempio si era trasformato in “uso commerciale del religioso”. Negli anni si erano sedimentati tanti di quegli interessi umani che avevano soffocato la stessa identità del Tempio: fare dell’uomo la più bella creatura divina. E quando l’uomo accumula e colleziona senza sollevare lo sguardo al cielo, ci mette poco ad annebbiare persino il proprio “sentimento di Dio”. Dio diventa muto, assente, imprigionato in una maschera di ferro. Lo perde per strada, tappa gli ingressi della sua Casa, arrugginisce le regole per accedere al suo cuore, contingenta gli ingressi alla preghiera, crea categorie di figli ineguali, inventa posti di lavoro, fa del religioso una delle cose che gli vengono meglio: il mercato. Più offri, più stai vicino a Dio. L’uomo ha tutto questo potere: attribuire a Dio e alle sue cose un potere d’acquisto!

E Gesù rovescia tutto! Non ci sta ad assistere allo spettacolo della drastica riduzione delle possibilità di umanizzazione. Rovescia come un calzino tutto ciò che diminuisce l’umanità dell’uomo. Con la storia del Tempio bisogna ripartire da zero: il sommo sacerdote si dovrà stracciare le vesti, il velo del Tempio si dovrà lacerare e i romani lo dovranno radere al suolo (70 d.C.). Gesù non tollera un affronto così sottile all’umanità. Non esiste uomo tanto impermeabile o indisponibile alla grazia (gratis data) da doversi accontentare di stare fuori del recinto del Tempio. Non esiste moneta per acquistare frammenti di Dio e metterseli in tasca. Si va contromano se si entra in un Tempio/Chiesa passando per la cassa; si entra invece per approfittare ogni volta e fare esperienza di Trasfigurazione, spostare le macerie e dissotterrare i frammenti di bello.

Eccolo un motivo per entrare in Chiesa: chiedere una mano a Dio – e la mano del Padre, nella Chiesa è lo Spirito Santo – per scoprire assieme quella sacca di bellezza che si è nascosta col tempo, impolverata dai rancori, mimetizzata sotto pigrizia e disperazione, calpestata dalle invidie. Nessuno è così misero da non avere da qualche parte del Bello da poter tirar fuori e portare alla luce, disponibile ad essere interrogato ogni volta che i cambiavalute della vita, sbarrando le porte di Dio, impongono un prezzo da pagare perché sei indegno di «partecipare alla sua mensa». Questo è il vocabolario dei cambiavalute che Gesù rovescia: meritevole, degno, riscattato, sacrificato. Dall’altra parte sta il vocabolario della gratuità, della bellezza gratuita che ti abita e del sorriso divino che ti ripete il suo “Si” come nel giorno della creazione («la bellezza è il sorriso di Dio dentro le cose», scriveva Simon Weil).

Una cosa mi tortura spesso: perché è così difficile approfittare di questo Dio che non smette di sorriderci dentro? Forse la vita inspessisce sempre di più le nostre corazze e le nostre difese immunitarie contro la bellezza che cammina con le nostre gambe!

Cara Chiesa, smettila di moltiplicare iniziative prive di iniziativa e cura il campo base della vita interiore, dove sai fare la cosa migliore che ti sia mai riuscita: dare voce alla bellezza che il Creatore ha seminato in ogni sua creatura.


don Giammaria Canu


C. Parmiggiani, Uomo che frusta la propria ombra (1943).

Ogni forma d’arte non è che lo sforzo dell’uomo di scacciare ogni minaccia al bello di cui ogni creatura è impasta.



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