DI DOMENICA IN DOMENICA - a cura di don Giammaria Canu

Domenica, 6 giugno 2021


Il bello dei sacramenti.


Finito il Tempo di Pasqua, abbiamo incontrato lo Spirito Santo, la Trinità e domenica prossima incontreremo l’Eucaristia. È il tempo dei regali pasquali: la Pasqua continua nella mia vita diventando come un abito cucito su misura dallo Spirito; la Pasqua viene da un Dio Trinità che ha mantenuto la promessa di essere con me sempre; la Pasqua è qualcosa che si mangia, sazia e rende robusta, sostanziosa, invincibile la vita.

Forse, ingabbiati in un catechismo da ingegneri del sacro abbiamo trascurato banalmente il contatto con la verità profonda dell’uomo e abbiamo appiccicato contenuti, catechesi e strutture dei sacramenti su una parete scivolosa, attrezzata di fragili certezze sulla vita, ma soprattutto, e questa è la più bestiale delle assurdità, lo abbiamo fatto svuotando, banalizzando e spesso escludendo il “sentimento di Dio” dalla fede. Ma cosa se ne fa un uomo di una fede che schiavizza la mente ingabbiandola in formule, concetti, dottrine (fides quae, si dice in teologia) e non ha la capacità di realizzare il miracolo dell’incontro interiore della grazia col cuore (fides qua), spesso ferito, confuso, assetato, calpestato e troppo spesso oggi trascurato a favore dell’esteriorità. Se l’incontro sacramentale con Dio non mette fuoco, gambe e benzina al cuore continuiamo a battezzare, cresimare, comunicare nel nome di un Dio tra i tanti dei dell’Olimpo!

Per esempio, il Battesimo.

Battesimo è l’affogamento, esperienza di qualcosa di menzognero che deve morire per uscire rinati: mancava la relazione di un figlio con il padre. Senza questa relazione si è sempre prigionieri dell’angoscia di essere dei “nati per caso”, “cresciuti per istinto”, “destinati al nulla”. La menzogna più subdola del diavolo è proprio privarci del padre, negarci il futuro strappandoci le radici, spappolare il cuore iniettando il veleno del sospetto di essere figli bastardi, venuti fuori dal niente e lasciati rotolare giù verso il niente. Col battesimo, invece, si ammazza questa bugia e si esce da questa piscina inzuppati, impregnati, imbevuti di una nuova vita, la vita eterna, la vita che è essenzialmente comunione, la più grande verità che risponde alla domanda “perché ci sono?”: siamo fatti con amore e per trafficare amore. Sant’Ambrogio diceva che solo quando si esce dall’acqua del battesimo si può dire “Padre”. Rivolgersi a Dio, chiamandolo “padre” senza avere la percezione interiore di essere figlio è una bestemmia! Se non si comincia dall’esperienza di Dio che io ho, si lascia lo spazio alle mie proiezioni: Dio è un’invenzione (oppio, elucubrazione di fanatici ignoranti, l’antiscienza), oppure è un guaritore (spesso scalcinato a giudicare da quante volte i pianti dei suoi fedeli sofferenti restano inascoltati!), un mago (restiamo stupiti delle magie, ma rimaniamo sempre spettatori!), un amuleto (pezzi di pietra, legno, ferro incaricati di portare la presenza di Dio, alla faccia e in barba del Pane eucaristico!), un giudice punitore (la trappola di ricevere grazie e punizioni in proporzione a ciò che mi merito!).

Altro esempio: il sacramento dell’Eucaristia.

C’è un invito settimanale a smettere di guardare Dio per aria e accoglierlo dentro, mangiarlo e gustare che la verità del Battesimo era solo l’inizio di una storia: ogni istante è il tempo di verificare se sono fatto per amare o sono fatto per disciogliere la vita nell’acido del nulla. Provo a rispondere alla domanda di un bambino di questo mondo davanti alla mamma che lo (de)porta ogni domenica alla Messa, parcheggiandolo per un’ora in Chiesa: ma perché devo andare a Messa? Rubo le parole da Battiato: «E ti vengo a cercare, con la scusa di doverti parlare, perché mi piace ciò che pensi e che dici, perché in te vedo le mie radici… perché ho bisogno della tua presenza». Che con una preghiera possiamo parafrasare: vengo ogni domenica a cercare Colui che mi cerca; vengo con la scusa di poterti raccontare ciò che ha reso la mia settimana diversa dalle altre; e mentre vengo con quella scusa, ascolto ciò che pensi e dici di me da sempre e mi piace troppo stare ad ascoltarti perché lo trovo in piena sintonia con la verità che urla il mio cuore; ti vengo a cercare perché le mie radici possano essere in cielo e perché la tua presenza in me, quando manca si sente! Dacci Signore grande fame della tua presenza. Amen.

don Giammaria Canu


Raffaello, La disputa del Sacramento (Stanza della Segnatura, Vaticano, 1509). Se si legge bene san Tommaso d’Aquino, appare chiaro come l’Eucaristia è per l’uomo, non l’uomo per l’Eucaristia.

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