DI DOMENICA IN DOMENICA - a cura di don Giammaria Canu

Domenica, 18 luglio 2021


Niente costa più di un Vangelo gratuito.


Riflettevamo sul fatto che ogni buon pedagogo sa usare l’esperienza del rifiuto per innescare un semino di fede. E sempre un buon pedagogo come Dio non teme di prendersi carico dei rifiutati, emarginati, quelli che la gente ha già condannato all’ergastolo del «ma da quell’uomo può mai venire qualcosa di buono?» (anche di Gesù Natanaele aveva sentenziato: «Da Nazareth può mai venire qualcosa di buono?»). Il tema è: dove sta il profitto di chi opera gratuitamente? Rispondo subito: un grande guadagno in umanità. È l’esperienza della gratuità ad arricchire il tesoro di umanità che custodiamo nel cuore e il tesoro di umanizzazione che condividiamo col resto dell’umanità! Un grande uomo lo si pesa alla bilancia della gratuità e a me sembra che la nostra epoca scarseggi di grandi uomini (benedette parrocchie che offrono a giovani e adulti spazi e occasioni di arricchire la propria umanità con esperienze gratuite di servizio!).

Nel medioevo e soprattutto nel cuore della cultura umanistica e rinascimentale c’erano le cosiddette “arti liberali” (grammatica, retorica, filosofia, aritmetica, geometria, musica e astrologia), cioè le discipline che non producono profitto e cui poteva perciò dedicarsi solo l’“uomo libero”, non obbligato a lavorare per vivere. Si diceva che fossero quelle arti che non arricchiscono se non la propria conoscenza dell’anima e di Dio e che corrispondono a quelle che già Agostino un millennio prima definiva le arti della «vera e unica sapienza che serve». Io direi che invece, oggi si possono definire liberali quelle arti che liberano il cuore, che allargano il cuore dandogli la possibilità di esprimersi nella forma artistica che più gli compete, nello stile che Dio gli ha donato da sempre: la gratuità.

Perfetto e puntuale l’appello del papa domenica scorsa affinché le istituzioni e in particolare quelle sanitarie operino secondo lo stile della gratuità. Viviamo sempre più mossi e calpestati dalla logica del funzionamento (il mondo deve girare come da programma!), dell’eccellenza (la tecnologia deve inventare sempre di più e sempre meglio!), dell’urgenza (bisogna far tacere chi pone troppe domande sull’eticità del mercato, sulla profondità della vita e, guarda caso, bisogna immediatamente monetizzare ogni prestazione, prima che diventi appannaggio di un servizio gratuito!), del profitto (ti ap-prezzo per quello che puoi produrre o che puoi pagare, tutto il resto è roba per cacciatori ideologi di un umanesimo che non centra niente con le leggi del mercato). Assolutamente da leggere in quest’estate post(speriamo!)-Covid Petrosino, Lo scandalo dell’imprevedibile!). Siamo la generazione più tecnologicamente assistita (Galimberti) e tendiamo a smettere di essere homo sapiens per diventare homo confort (Ferraris), cioè chiediamo in continuazione alla tecnica di sostituire il nostro lavoro per ampliare sempre più la nostra comfort zone, le nostre sicurezze e comodità. La sapienza post-moderna è diventata quella di ricavare il massimo del profitto con il minor sforzo umano. Chissà, magari, quando passeremo le giornate sul divano a comandare con messaggi vocali (molto più rapido di scrivere un testo lettera per lettera: missà che la scrittura scomparirà assieme all’homo sapiens!) i nostri robot androidi, avremo più tempo per leggere libri (ops!: è vero che in quei tempi non esisterà più la carta ma qualcuno li leggerà per noi!).

Un grande scacco per il Vangelo che pare abbia esigenze esattamente opposte. In queste domeniche si parla di fatica, sofferenza e esperienza di rifiuto dei discepoli inviati da Gesù. La fatica, la sofferenza e il rifiuto (che spesso coincidono nella vita) che a volte incattiviscono, ma offrono sempre anche l’opportunità di renderci più umani, decisamente più umani, perché sono lo stile dell’amore, ovvero diversi volti dell’esperienza della gratuità! Spesso però serve che qualcuno passi nella nostra vita proprio in quei momenti di fragilità a prenderci per mano nel viaggio incontro a noi stessi. Gesù si rende conto che spesso siamo «come pecore che non hanno pastore» e qualche settimana fa Ezechiele: «Ascoltino o non ascoltino, sapranno almeno che un profeta si trova in mezzo a loro» (Ez 2,5). Gesù vedeva le folle sfinite e generalmente non conviene curarsi delle persone sfinite: tanto lavoro e zero guadagno, l’esatto contrario della legge dell’homo confort! Coraggio Chiesa che inizia a remare verso la fine della pandemia: diventa tu profeta per quest’uomo sfinito e disorientato. Prendi per mano i figli di Dio, soprattutto quelli più stanchi e feriti dalla pandemia e fanne uscire tanto succo di umanità inventandoti sempre nuove esperienze di gratuità.



don Giammaria Canu


Renato Guttuso, Crocifissione (1941).

Provocatoriamente Guttuso vuole esprimere il dramma perenne della vita donata con gratuità e amore (rappresentato dalla Maddalena nuda ai piedi della croce) sottomessa al guadagno, alla violenza e al potere che portano decisamente più profitto!

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