DI DOMENICA IN DOMENICA - a cura di don Giammaria Canu

Domenica, 16 gennaio 2022.


Istituto d’arte Cana di Galilea.


In Oriente sono 3 facce della stessa manifestazione: Epifania, Battesimo di Gesù e Nozze di Cana sono la voglia di Dio di donarsi all’uomo senza fargli violenza. Un’artista il nostro Dio, ma che ha aperto la scuola d’arte per i suoi figli.

Per esempio, a Cana, la prima artista è Maria: «non hanno vino!». Legge una presenza potente anche dietro l’assenza. È abituata a scovare Dio che ha sbirciato l’umiltà della sua serva e si è fatto scoprire (Magnificat), l’eternità non gioca più a nascondino con lei: «fate quello che Gesù vi dirà», dice ai servi. E sembra dire: «Con me Dio ha perso la scommessa di restare sempre nascosto».

Poi, sempre a Cana c’è l’arte di Gesù: il rapporto con Dio non è come quello con la Legge (lettera morta secondo Paolo) ma con un Padre (e con lo Spirito che dà vita). Nel racconto dell’evangelista Giovanni ci sono 6 giare d’acqua di pietra di 100 litri ognuna per la purificazione: sono immagine della legge di pietra, fredde e pesanti, cariche d’acqua per purificare per bene... Gesù le trasforma in vino, annullandone la funzione rituale: non più acqua per abluzioni, ma vino per non smettere di festeggiare. Eppure, probabilmente ci sarà stato chi ha protestato col maestro di tavola per non sapere più dove purificarsi prima del dessert (prova a fare abluzioni col vino!) e sarà andato via dal matrimonio maledicendo gli sposi!

Ma c’è anche un’arte inconscia degli sposi (geni artistici incompresi) che si ritrovano Gesù tra gli invitati, essendosi permessi di invitare solo la mamma. Il maestro di tavola li rimprovera: «tutti mettono prima il vino buono. Voi l’avete messo dopo». La nostra fede è guarda sempre al poco vino di oggi. È un cristianesimo appassionato e appassionante, non convenzionale, libero da doveri annacquati, ma gravido di tanti “dov’eri?” (acrobazia grammaticale rubata all’ultima fatica del buon don Alessandro Deho’: Dov’eri. Vivere non è solo un diritto): caro Dio, dov’eri quando tante famiglie stavano preparando il vino, la festa, la vita e invece la storia si stava già organizzando con deportazioni, terremoti, pandemie e olocausti? Dov’eri quando le sferzate della mia vita o di quella dei miei amici diventavano le pennellate quotidiane (più notturne che diurne) che pasticciavano il disegno che io avevo già abbozzato? Dov’eri con la testa quando hai creato l’uomo ribelle, sapendo che i ribelli non possono mai essere felici perché l’inquietudine, la confusione e l’infelicità sono il prezzo carissimo da pagare per la nostra libertà? (Dostoevskij, I fratelli Karamazov). Questo chiederei io al Gesù che fa lo splendido alle Nozze di Cana. Lui a me avrebbe potuto rispondermi come rispose a Giobbe: «Tu, piuttosto: quando io ponevo le fondamenta della terra, tu dov’eri?» (Gb 38,4) e invece sfodera il suo solito e sempre disarmante: «ero in croce a tentare di dare un qualche sapore a quella vita annacquata da incertezze, ferite e tragedie». Non so a voi, ma a me questo Dio convince!

E infine c’è l’arte nostra, l’arte di chi accoglie la fede nella vita e rinuncia, anzi protesta, contro la tentazione di farne un banale soprammobile (De Lubac). Lo stile artistico del suo essere-nel-mondo è quello di sfruttare ogni minimo frammento come dettaglio da inserire nel suo disegno di vita. E la fede è la tavolozza dei colori. Reduci dalle festività natalizie, possiamo dire che questa è l’arte dell’epifanizzato-battezzato-sposato, di chi si è accorto che la sua storia è anche la storia di Dio, che in Lui ci si può immergere, e che con Dio ci si può alleare. Che enorme mistero! Diceva Santa Caterina al suo Dio: «o siate men soave, o ingrandite il mio cuore». Caro Dio, delle due, una: o te ne ritorni sopra le nuvole, oppure ti accolli il peso di questi cuori affaticati!

Caro amico cristiano del 2022: quando presenti a Dio le tue giare, le tue pietre, le tue zavorre, c’è solo da aspettarsi che da un momento all’altro Lui entri per saccheggiarti la vita e tu sei libero di scappare via lontano oppure di assistere allo spettacolo che Lui mette in scena nella tua vita. Occhio perciò a non lasciare incustodite le tue giare: al posto di una religiosità fatta di doveri, rischi di trovarti immerso, ri-battezzato, e ubriacato da una marea di fede vera. E ti posso garantire che è difficile disintossicarsi!



don Giammaria Canu


Icona orientale delle Nozze di Cana.

Gesù su invito della mamma mescola l’acqua dell’umanità col vino dell’eternità felice.

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