DI DOMENICA IN DOMENICA - a cura di don Giammaria Canu

Domenica, 23 gennaio 2022.


Chi ha visto, parli!


Le Nozze di Cana finite a tarallucci e vino rischiano di essere l’inizio dei miracoli di un Dio potente che violenta la natura delle cose e non l’inizio dei segni che nella natura delle cose c’è già il miracolo di Dio. Detto diversamente: il luogo del miracolo non è la natura ma il cuore di chi spalanca gli occhi a quelle novità buone che rivelano le «cose nascoste fin dalla fondazione del mondo» (Mt 13,35). Maria aveva fatto “tana per Dio” fin dai tempi del Magnificat e a Cana scopre che è giunto il tempo di rivelare il segreto: non solo lei, ma ad ogni uomo è dato di vincere a nascondino con Dio. È tutta questione di occhi che non si fidino dell’apparenza ma che si fidino del cuore.

Questa prossima domenica ci trasferiamo in sinagoga a Nazareth, dopo che Luca ci consegna in una manciata di versetti il nocciolo della questione del suo Vangelo: avete capito o no che la storia è impestata (cioè impastata) di eternità? Che non esiste nessuna maceria incapace di far germogliare un fiore; che non esiste nessun in-cidente né nessuna co-in-cidenza svuotato della sua dioincidenza; che non è mai nato alcunché di imperfetto senza il compito di rivelare la sua perfezione corrispondente; che il vero peccato è rinunciare a vedere «l’alba dentro l’imbrunire» (Battiato).

Per questo il terzo Vangelo è un continuo e frenetico rincorrere i testimoni oculari (che in greco si chiamano autòptai, cioè “coloro che hanno visto coi loro stessi occhi) per chiedere i referti dell’autopsia su Gesù quando era in giro per la Palestina e per non perdere neanche uno iod (la più piccola lettera dell’alfabeto ebraico) di quel che diceva, faceva e spiegava di Dio. L’evangelista Luca, infatti, essendo come noi un “discepolo di seconda mano” (Kierkegaard chiama così chiunque non goda del privilegio di “autopsia” su Gesù), raccoglie le autopsie di Gesù e si ritrova in mano una marea di materiale da cucire insieme, per scoprire che tutti quei racconti non smettono di prendere Vita nella vita di chi legge e ascolta. Eccolo il continuo inizio dei segni di Gesù: le tracce di eternità segnate nei sentieri degli uomini.

E allora questo è l’appello di Luca ai testimoni: chi ha visto, parli!

Mica diverso dall’appello della Chiesa in cammino sinodale: chi si è accorto di una presenza divina sospetta nelle pieghe della sua vita, racconti tutto!

Ma torniamo a Gesù che passa dalla festa di nozze alla liturgia nella sinagoga (anche Lui molto moderno: prima il matrimonio civile e poi quello religioso!).

E cosa accade nella Sinagoga? In fondo, anche lì (come d’altronde a casa della suocera di Pietro, nel mare di Tiberiade, al monte delle Beatitudini, al Pozzo di Sicar, a Gerico, al Tempio di Gerusalemme, a Betania, nel Cenacolo, sul Calvario e di nuovo al Cenacolo) l’acqua diventa vino: un rotolo di pergamena carico di inchiostro e lettere sacre diventa una persona, carica di vita e fatiche, infinitamente più sacre dell’inchiostro, della Sinagoga e delle giare per la purificazione.

I verbi di quel rotolo raccontano vita e risurrezione da annunciare, proclamare, evangelizzare. Ma erano soltanto parole, per di più ormai vecchie (di quell’Isaia morto 500 anni prima) e infinite volte commentate dai rabbini… ma erano soltanto parole! E invece, con Gesù diventano respiro, occhi spalancati, verbi fatti carne, promesse mantenute, e soprattutto racconti di una realtà nascosta, ma presente, silenziosa, umile, efficace, sacramentale ex opere operato (valgono per il più santo come per il più pezzente degli uomini). Ogni promessa è semente già sparsa dall’eternità su ogni tipo di terreno ancora prima di sapere se avrebbe visto il frutto. Ognuno nasce già pasqualizzato. Ma torniamo sempre al punto di partenza: serve un testimone che ha già visto e che regali l’annuncio che la Pasqua è già all’opera in tutti. Basta aprire e far entrare lo Sconosciuto, amico dell’amico. Così lavora Dio: mentre camminiamo, Lui sta alle nostre spalle, e se per caso (o per kairòs) qualcuno di noi si volta e lo becca, gli chiede il piacere di invitare anche i suoi amici a voltarsi. Chi l’ha visto, faccia la spia! Cioè: chi ha orecchi, ascolti e chi ha occhi, non faccia lo gnorri! E chi ha ascoltato e ha visto, parli, per favore!



don Giammaria Canu


L. Fontana, Attese (1965). La tela rosso vivo lacerata evoca nuove opportunità che si affacciano sulla vita testimoniando che c’è dell’altro… sempre.

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