DI DOMENICA IN DOMENICA - a cura di don Giammaria Canu

Domenica, 13 dicembre 2020


Battesimo/II. Un gioco di coppia


Cosa tutto aveva da urlare Giovanni Battista nel deserto? Risposta: il vangelo. Cioè l’unica vera buona notizia che vale la pena raccontare e raccontarsi ogni giorno, ogni ora, ogni istante: Dio si fa uomo perché ogni uomo possa iniziare a diventare Dio. Scusate se è poco! E questo vangelo inizia dicendo che non sei tu uomo a camminare verso Dio, ma è Dio che cammina incontro a te. A te tocca solo spalare via quei cumuli di polvere che mettono lo sgambetto a Dio e che hai accumulato sbagliando mira nelle tue scelte di vita. Bene, Giovanni, austero e serio com’era, non tollerava proprio di vedere gente cieca che vagava sballottata da un grido di morte all’altro, da una ferita all’altra, da un fallimento all’altro. Lui che fin dal grembo di Elisabetta aveva sussultato riconoscendo il riscatto divino per ogni vita calpestata, doveva urlare forte perché doveva raggiungere le profondità del cuore, là dove si affollano urla di menzogna miste a striduli presagi di disperazione, echi assordanti di colpe del passato assieme a silenzi amari di risposte mai avute, mai trovate o forse mai cercate con convinzione. Questo è l’uomo a cui Giovanni grida il vangelo: «come puoi non accorgerti che la tua vita come ogni vita è il frutto di una promessa, o meglio, di una scommessa fatta da Dio con se stesso? Se perdi tu, perde anche Dio… la vita è un gioco di coppia!».

Anche questa prossima domenica si parlerà di battesimo, proprio come il fischio d’inizio di questa gara (la vita vera) giocata in coppia con Dio. E Dio di noi conosce perfettamente il cuore e sa pure che quando c’è di mezzo il cuore umano le cose non sono mai chiare, perfette, garantite, definite con precisione, a tempo indeterminato. Sembrano messe in bocca a Dio queste parole del poeta Riner Maria Rilke: «Io temo tanto la parola degli uomini. Dicono sempre tutto così chiaro... A me piace sentire le cose cantare e leggermente stonare. Voi le toccate: diventano rigide e mute. Voi mi uccidete le cose».

E infatti, la cosa meravigliosa del Vangelo e del battesimo è questa: che non c’è nessuno, nemmeno l’uomo più sgonfio, il più sbagliato, il più delinquente di questo mondo che non possa giocare in coppia con Dio e vincere la vita. E c’è un segreto affascinante che Giovanni Battista insegnava ai suoi discepoli: la vita non va mai nella direzione precisa che avevo scelto io. La vita non smette di contestare i miei progetti. La più grande sapienza per un uomo è imparare a fare i conti con le contestazioni della vita, con le sorprese più inedite, coi coronavirus più insidiosi, coi tradimenti più dolorosi. Quando il cuore dell’uomo è ingannato, illuso e deluso, la vita è una tortura. Quando il cuore dell’uomo non accetta il fallimento di un progetto e protesta contro la vita, le giornate si trasformano in anticipazioni dell’inferno. La domanda del battesimo è: «ma cosa è più sbagliato: la vita che hai tra le mani o il progetto di vita che tu avevi in testa?». E la risposta del vangelo, urlata da Giovanni, è: «i progetti della vita si fanno in due!». Oppure, al massimo, sono progetti per morire nel modo meno sofferente possibile.

Noi non siamo fatti per “il meno sofferente possibile”, ma per il “più felice possibile anche dentro le sofferenze”. In coppia con Dio si impara a non innamorarsi delle proprie aspettative e si impara a dire: quel mio progetto era sbagliato. La promessa del battesimo non è: sarai ricco, sarai sempre in salute, sarai sempre felice, e neanche (ci resti male chi vuole restarci male!) “andrà tutto bene”. L’unica promessa che Dio ha fatto nel battesimo e di poter assomigliare al crocifisso risorto, amare come Lui, affrontare la vita come Lui, combattere e vincere la vita in coppia con Lui.



don Giammaria Canu



Giotto di Bondone, Il battesimo di Cristo (1303).

L’iconografia del battesimo di Gesù è convinta che il battesimo sia la scelta decisiva di Dio di giocare con l’uomo una partita a due.




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