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DICEVANO I PADRI - a cura di don Giammaria Canu

Domenica, 3 marzo 2024.


Dio delle capriole.


Dopo averci accompagnato nel deserto e sul monte della Trasfigurazione, per confermarci che c’è un “più in là” invisibile ai soli occhi della carne, lo Spirito Santo ci prende per mano e ci fa entrare nel cuore della vita di fede, nel cuore della vita stessa di ogni israelita: il Tempio. Tutto lì era grande, spazioso, robusto, forte, incrollabile, preciso, puro, ordinato… insomma: tutto al Tempio era gradito a Dio. Niente era più grande, maestoso e ammirabile. E nessuno poteva osare macchiare di un puntino quella perfezione che rendeva Dio così felice e orgoglioso dei suoi uomini, fiero delle sue migliori creature.

E invece, no. Per Gesù e per il suo Dio, il centro della fede era un altro. Anzi: c’erano tanti centri quanti erano i cuori degli uomini capaci di ospitarlo. Di santo e di “santo dei santi” c’è solo l’uomo. Gesù arriva al Tempio come ogni anno per la Pasqua. Chissà quante volte negli anni precedenti l’aveva pensato, ma aspettava il momento opportuno per farlo: rovesciare questo immenso malinteso che durava da secoli e che ogni tanto si ripresenta mascherato. Il Tempio è altro, è oltre. Talmente oltre che neanche la meraviglia più grande conosciuta allora dall’umanità poteva essere vera abitazione per Dio. Non c’è recinto capace di ospitare, comprendere e definire Dio. E soprattutto, non c’è neanche a pagarlo!

Gesù rovescia tutto: il denaro dei cambiamonete che offrivano il servizio di evitare di immischiare la moneta romana all’interno del Tempio; scaccia pecore e buoi, animali destinati al sacrificio da donare a Dio; ai venditori di colombe che mettevano a disposizione questi animali per le famiglie povere impossibilitati ad offrire animali più importanti e più graditi, diceva: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!». Gesù compie un gesto di grande profezia: il Dio che è venuto a raccontarci non si compra, né chiede pezzi di vita in sacrificio; non si scambia, né si merita; non si fa vedere nelle pietre del Tempio, ma nelle vite che attraverso quel tempio vengono ad incontrarlo nel loro cuore. La solita confusione: lo strumento scambiato per il fine! Il fine è l’uomo, il Tempio è uno strumento! Vada in malora il Tempio, piuttosto che si perda uno solo degli uomini! Il Tempio può crollare, l’uomo nasce e non può morire mai!

Una gran bella rivoluzione. Meglio: un’altra capriola di Dio. I lettori del Vangelo ci sono abituati alle capriole di Dio. Era Dio si è fatto uomo. È Dio e si è fatto battezzare. È Dio ed è stato tentato nel deserto da Satana. È Dio e annuncia la sua morte. E ora ci dice che lì dove c’è qualche idolo che vuole acchiappare il cuore dell’uomo, Dio, con una capriola felina si tuffa dal cielo, batte la stessa sulla terra e si rimette in piedi portando avanti se stesso e l’uomo ingannato dall’idolo. E c’è sempre un vitello d’oro in agguato, pronto a prendere il posto di Dio. Gesù non lo può permettere, e questa volta non fa per niente il dolce, il delicato e il tenero: «rovescia i potenti dai troni e innalza gli umili». (Magnificat: Lc 1,52).

Così commenta sant’Agostino questa pagina: «Chi sono, poi, quelli che nel tempio vendono i buoi? Sono coloro che nella Chiesa cercano i propri interessi e non quelli di Gesù Cristo. È tutto venale per coloro che non vogliono essere redenti: essi non vogliono essere ricomprati, ma vogliono vendere. Meglio sarebbe per loro essere redenti dal sangue di Cristo e giungere così alla pace di Cristo. Guai a chi si attacca alle cose che passano, perché insieme con esse passerà anche lui. Non sono, tutte queste cose, un fiume che corre rapidamente verso il mare? Guai a chi vi cade dentro, perché sarà trascinato in mare. Dobbiamo, dunque, custodire il nostro cuore totalmente libero da siffatte cupidigie […]. Lo Spirito Santo apparve sotto forma di colomba (cf. Mt 3, 16); e chi sono i venditori di colombe, o fratelli, chi sono se non quelli che dicono: siamo noi che diamo lo Spirito Santo? E perché dicono così, e a quale prezzo lo vendono? A prezzo del proprio onore. Ricevono, in compenso, cattedre temporali, e così sembrano proprio venditori di colombe. Attenzione al flagello di corde! La colomba non si vende: si dà gratuitamente, perché si chiama grazia.





don Giammaria Canu


Banksy, Capriola (Borodyanka, Ukraina, 2023). Graffito apparso sulle macerie di un grattacielo bombardato dai russi.

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