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DICEVANO I PADRI - a cura di don Giammaria Canu

Domenica, 10 marzo 2024.


Ad alta quota.


Dal chiasso rovinoso del mercato del Tempio di Gerusalemme – al quale Gesù ha contribuito con la foga di chi ha intenzione di mettere un po’ di luce e un po’ di Dio nel buio disordinato e aggrovigliato del cuore umano – passiamo in questa quarta domenica di quaresima al silenzio nascosto, raccolto e pacato di una notte in Città Santa. La quiete che legge la tempesta, oppure la verità che consola il disordine del cuore, il kairòs che abbraccia e raccoglie tutto il kàos: nulla (ac-)cadrà al di fuori delle braccia di Dio.

C’è un uomo maturo e saggio a Gerusalemme, figlio del farisaismo e persona autorevole tra i Giudei. Il suo nome era Nicodemo. Fa una scelta che sarà decisiva per la sua storia: «andò da Gesù di notte» (Gv 3,2). Andare da Gesù quando è notte. Attenzione a queste scelte: rischiano di decidere definitivamente l’esito della vita! L’evangelista Giovanni non butta giù i racconti a caso o in ordine cronologico, ma sempre con un finissimo significato teologico: andare a Gesù di notte è la fotografia esatta dell’eccezione alla regola già annunciata nel prologo del suo Vangelo: «Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto. Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto. A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio» (Gv 1,9-12). Questa la buona novella: la luce si accoglie nel buio! E conosciamo i nomi di «quanti lo hanno accolto». Uno di essi era il buon Nicodemo.

Parte da una intuizione, forse da un sospetto o da una banale curiosità, da una scommessa alla Pascal, oppure da una ribellione del cuore, dalla stanchezza per la vita farisaica oppure per tutte queste cose messe insieme. Parte e fa la scoperta più impressionante della storia dell’umanità: c’è in giro per i viottoli di Gerusalemme il Figlio di Dio che aspetta gente da far nascere interamente: «Noi tutti nasciamo a metà e tutta la vita ci serve per nascere del tutto» (Maria Zambrano). Approfittare di quel momento opportuno (kairòs) è stata la chiave della sua vita. Quella capatina notturna nel giro di 3 anni lo porta ad alta quota, proprio lì sul Calvario, nella quota più alta mai toccata dall’amore umano: sarà lì in quel primo Venerdì Santo della storia quando «si fece buio su tutta la terra»; sarà lì ad amare l’Amore crocifisso, a deporlo dalla Croce e adagiarlo nel sepolcro; sarà lì a dare compimento alla storia di Dio fra gli uomini; sarà lì a raccogliere e prendersi cura dei resti umani del Dio incarnato. Scoprirà che era tutto vero il discorso di quella notte: «Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna». E ricorderà a tutti che la verità è che noi siamo salvi, che lo siamo già! E che si tratta solo di renderci conto che siamo già ad alta quota, che siamo all’altezza di Dio, che non c’è nessun Dio da conquistare, che dobbiamo solo imparare a viverci ad alta quota, che le ali per volare e per nascere per intero ce le abbiamo già in dotazione.

C’è solo da gioire (lætare in latino) in questa domenica non più viola, ma rosacea. Come alla Trasfigurazione c’è il sapore della Pasqua che si fa spazio nel buio della nostra vita rabbuiata. È Vangelo di vette e di grandi segreti svelati. Come per Nicodemo, l’invito è quello di azzeccare maestro. Il maestro è colui che getta pennellate di luce nelle paludi del buio, del disordine e del male. È colui che porta i suoi aquilotti ad alta quota perché finché stanno con i polli a calpestar la polvere, non impareranno mai a volare. Davanti ad un maestro che propone una vita così ad alta quota, non c’è che da fidarsi.

Sant’Agostino con queste poche righe dipinge perfettamente la figura di Nicodemo: «Nicodemo va dal Signore, ma di notte: va verso la luce, lui che è nelle tenebre. Nelle tenebre cerca il giorno. Nicodemo è l’uomo vecchio che cerca di rinascere, è l’Adamo che è in tutti noi. Noi che veniamo al mondo trovandoci tra le mani una vita senza volerla, senza averla scelta. La nostra prima nascita è passiva, tutte le altre sono frutto delle nostre libere scelte».



don Giammaria Canu



N. Dell’Arca, Compianto sul Cristo morto (Bologna 1490). Lo sguardo penetrante e giudicante di Nicodemo, in primo piano a sinistra, ruba violentemente l’osservatore per portarlo dentro la scena chiedendo: «vuoi scappare anche tu davanti alla verità?».

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