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DICEVANO I PADRI - a cura di don Giammaria Canu

Domenica, 26 maggio 2024.


Chi cerca… cerca.


«L’affermazione che, nell’unico Dio, esiste una paternità, una filiazione e un dono d’amore è specifica del cristianesimo. Con un termine astratto, non biblico e certamente inadeguato, chiamiamo questo mistero Trinità» (Armellini). Dio è mistero. Non nel senso di qualcosa di inaccessibile e incomprensibile e inutile da investigare, ma nel senso di un oceano talmente grande da sguazzarci dentro e scoprire di bagnarsi soltanto di una goccia della sua acqua. Mistero non perché nascosto, ma perché troppo grande. Non insensato, ma troppo sensato: un’eccedenza impossibile da acchiappare col pensiero (de-finire), ma tutta da vivere.

La cosa curiosa è che più scopri pezzi di Dio rivelati nella vita, più si ingigantisce il mistero. Più pensi di aver acchiappato, più si dilata il mistero da abbracciare. E quindi: più lo vivi e più Lui si arricchisce, non lo consumi né diminuisci. E infine: più lo frequenti, più ti senti parte dello stesso mistero, dello stesso abbraccio, dello stesso amore, della stessa famiglia: un Padre, un Figlio e un Amore.

Domenica prossima festeggiamo proprio questo mistero: Dio è Trinità di persone che sono sempre e un unico Dio. Nel Vangelo Gesù parla esplicitamente della Trinità come mistero di immersione, di battesimo, di inserimento in Dio, di “indiamento” direbbe Dante. È l’immagine della spugna imbevuta. Dice Gesù agli Unidici: «immergete, battezzate, imbevete tutti i popoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando a osservare tutto ciò che vi ho comandato». Glielo dice sul Monte indicato da Gesù, cioè sul punto più alto della Terra che coincide col punto più basso di Dio, perché solo dal contatto con Dio, da quella umanità che si confonde con la divinità è possibile continuare quell’operazione di rimpasto del divino con l’umano e dell’umano col divino. Da quel monte Gesù invia verso tutti i popoli: Dio non è schizzinoso e non teme di immergere nel suo mistero anche i lontani, i peccatori più incalliti e i più ribelli. E invia con un gerundio incollato: insegnando a osservare il comandamento, l’unico comandamento da ob-servare, cioè da custodire, servire, da venerare, da adorare, il comandamento dell’«amatevi come io vi ho amato», oppure detto per esteso: «Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena. Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi (Gv 15,9-12)». C’è un contagio d’amore, un’immersione e un battesimo nell’amore del Padre e del Figlio, opera grande ed eterna dello Spirito Santo della Pentecoste.

Che infinito mistero il nostro Dio: più lo trovi e meno lo possiedi e più ti senti immerso dentro. E quando inizi a cercarlo, non arresti la ricerca, non per la sete ansiosa di trovare, ma per la gioia piena di poter restare in ricerca, in un infinito battesimo che non cessa di spalancare anche la tua vita, di donarle polmoni sempre nuovi.

Sant’Agostino, il grande cercatore del mistero dell’uomo, proprio mentre stava alla ricerca dell’uomo e della sua felicità, inciampa nel mistero di Dio, cioè scopre di essere già immerso in quell’amore che è bellezza sublime: «Tardi ti amai, bellezza così antica e così nuova, tardi ti amai. Sì, perché tu eri dentro di me e io fuori. Lì ti cercavo. Deforme, mi gettavo sulle belle forme delle tue creature. Eri con me, e non ero con te. Mi tenevano lontano da te le tue creature, inesistenti se non esistessero in te. Mi chiamasti, e il tuo grido sfondò la mia sordità; balenasti, e il tuo splendore dissipò la mia cecità; diffondesti la tua fragranza, e respirai e anelo verso di te, gustai e ho fame e sete; mi toccasti, e arsi di desiderio della tua pace».

E ancora più forti sono queste frasi ritagliate dal suo capolavoro sulla Trinità:

«Se questo mistero trinitario non si può capire, lo si ritenga per fede».

«Quando si ama ci sono tre cose [come in Dio]: l’Amante, ciò che viene amato e l’amore».

«Cerchiamo come chi sta per trovare; e così troviamo come chi sta per cercare».

«L’uomo è immagine di Dio, in quanto è capace di Lui [homo capax Dei]».

«Si cerca [Dio] per trovarlo più dolcemente e si trova per cercarlo con maggiore avidità».

«Signore Dio nostro, noi crediamo in te Padre e Figlio e Spirito Santo. E infatti la Verità non direbbe: Andate, battezzate le genti nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, se tu non fossi Trinità. Mio Dio ho cercato te e ho desiderato con l’intelletto vedere ciò che ho creduto … esaudiscimi, affinché, affaticato, non smetta di cercarti, ma cerchi sempre il tuo volto con ardore. Da’ le forze di cercarti, Tu che ti sei fatto trovare e mi hai dato la speranza di trovarti sempre più. Davanti a te sta la mia forza e la mia debolezza; quella conserva, questa risana» Amen.


don Giammaria Canu




M. Lai, Telaio del meriggio (1967)

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