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LA DOMENICA SULLE SPALLE DEI GIGANTI - a cura di don Giammaria Canu

Domenica, 16 Luglio 2023.


L’inguaribile seminatore.


Prima di tutto, un grande applauso ai registi del Vangelo di domenica prossima. Chissà chi ha convinto Gesù a salire su una barca per avere davanti a sé sul bagnasciuga la folla seduta ad ascoltarlo come se fossero in un anfiteatro. La gente a riva e lui su una barca, galleggiando sulle onde calme, ondeggiando come a lasciarsi trasportare dal vento, dando alle sue parole il ritmo della culla, delle cose che nascono, delle cose che iniziano i primi vagiti, come quel terzo giorno quando «Dio disse: “le acque che sono sotto il cielo si raccolgono in un unico luogo e appaia l’asciutto”. E così avvenne. Dio chiamo l’asciutto terra, mentre chiamò la massa delle acque mare. Dio vide che era cosa buona […]. E fu sera e fu mattina: terzo giorno» (Gen 1,9-13). È il teatro divino-umano della creazione che mette in scena un nuovo atto: il sipario si apre e compare lui, Dio, Il Seminatore, L’inguaribile Seminatore, la Parabola del Buon Seminatore. È la principessa delle parabole, proprio perché racconta che fine fanno tutte le altre parabole e tutte le altre parole del Vangelo.

È la storia di un uomo che esce, convinto in cuor suo che è sempre primavera anche in inverno inoltrato o nell’afa estiva. Sbaglia tempo e soprattutto sbaglia terreno: una follia. Nessuno però lo ferma. Qualcuno lo deride. Qualcun altro lo guarda con stupore dubitando fortemente dell’efficacia del suo gesto, ma intravvedendo in quei pugni carichi di semi un segreto arcano che solo il seminatore conosce.

C’è un bel gioco di falsi amici tra il greco e l’italiano, perché seminare in greco si dice speirein e seminatore speiron e noi ci possiamo permettere di leggere: «ecco, lo speratore uscì a sperare e mentre sperava, una parte cadde…». A me sembra un indizio chiaro dello stile di Dio: a lui non importa perdere, importa sperarci e sperare sempre. È lo stile degli innamorati, pazzi d’amore, sciuponi e spreconi. Dio semina, spera e sogna che anche dai sassi, dalla strada e dai rovi possa nascere qualcosa. Azzardo una piroetta esegetica: in fondo, leggendo con attenzione la parabola, credo che Gesù stia dicendo che anche strada, sassi e rovi possono diventare “terreno buono”.

Per il Seminatore in ogni seme è nascosto tutto Dio, tutto il Paradiso, tutto il senso della vita. Basterebbe uno di quei semi accolti e custoditi per trasformare sassi, asfalto e rovi in terreno buono e frutti abbondanti. Niente è da buttare di ciò che fa da corredo alla vita: serve tutto.

Si intravede questo concetto nelle pagine luminose di von Balthasar che titola un suo memorabile saggio sulla teologia della storia Il tutto nel frammento. La storia, infatti, si dà a noi in frammenti. Ma ogni frammento è un campo dove Dio semina, ama e chiama a più vita. Così descrive von Balthasar la frammentarietà della nostra condizione di fronte all’immensità del “tutto” anticipato e iniziato già nei frammenti:

«Dove dobbiamo dirigere lo sguardo, per vedere nella frammentarietà della nostra esistenza un orientamento verso la totalità? Ogni piccolo coccio desta subito in noi l’idea del vaso integro; se vediamo un torso di marmo, lo leggiamo a partire da un’immagine mentale della statua intatta. La nostra esistenza farà eccezione? Ci lasceremo convincere che proprio la sua frammentarietà sia il tutto? O non è forse vero che, se soccombessimo e ci lasciassimo convincere, avremmo perso il senso del frammento e ci saremmo decisi per il non-senso? La domanda che ci poniamo ha dunque per oggetto noi stessi; e il fatto che c’interroghiamo in questo modo implica che pensiamo di essere più di una mera domanda. Pensiamo che qualcuno dovrebbe sapere la risposta. Che ci sia qualcuno che è in grado di dare una risposta alla domanda su di noi».



don Giammaria Canu


J.-F.Millet, Il seminatore (1850).

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