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LA DOMENICA SULLE SPALLE DEI GIGANTI - a cura di don Giammaria Canu

Domenica, 23 Luglio 2023.


Non bruciate la profezia.


Piccolo passetto in avanti rispetto alla pagina del Vangelo di domenica scorsa, ma la linea è la stessa e la dico con le parole di Paolo che riassume così il messaggio della sua prima lettera agli abitanti di Tessalonica: «Non spegnete lo Spirito, non disprezzate le profezie. Vagliate ogni cosa e tenete ciò che è buono» (1Ts 5,19-21). Quanto può essere potente mettersi chiaramente in testa una volta per tutte che «dello Spirito del Signore è piena la terra» (ritornello al Salmo 103 della domenica di Pentecoste). E se è piena la terra, cioè se – letteralmente – la terra ne è gravida, attento a cosa calpesti, a cosa scarti, a cosa bruci: sembra zizzania, ma in mezzo potrebbe esserci la profezia per la tua vita! Come domenica scorsa: sembra strada, sembrano sassi e sembrano spine, ma Dio sa vedere oltre, più in là e più in profondità. Dio scruta e intercetta il “ceddipiù” nascosto: lo vede, se ne innamora e diventa la sua segullah, la proprietà speciale, il tesoro geloso, la perla da custodire, il terreno buono.

Per questo la parabola del Seminatore divino e prodigo (manciate di seme a volontà proprio come uno sciupone, uno sprecone, un innamorato esageratamente innamorato) che parlava della Parola di Dio e del suo campo di attecchimento rilancia questa prossima domenica la triplice parabola della zizzania, del granello di senape e del lievito. Gesù ci parlerà in parabole del regno di Dio e del suo stile di innesto nel regno degli uomini, proprio come la settimana scorsa si parlava della Parola di Dio e del suo stile di fecondazione delle vite degli uomini (PS: in Dio le cose sono talmente semplici – diceva Tommaso d’Aquino – che alla fine Parola di Dio, Regno di Dio e Vita di Dio coincidono. Siamo noi che abbiamo complicato e complichiamo Dio rendendolo indigesto!).

La domanda è sempre la stessa: cosa mi raccontano di Dio queste pagine così immediate?

Prima di tutto raccontano di un campo conteso: il nostro cuore è un campo interessante. Piace follemente a Dio, ma piace tremendamente al Nemico. I due contendenti della storia hanno gli stessi interessi. Scelgono entrambi le cose che per cui vale la pena combattere. Ma c’è una differenza nella parabola: mentre la zizzania del Nemico prolifera in maniera abbondante, invadente, infestante, il buon grano del Seminatore si muove con mitezza, in silenzio e di nascosto. Tutto il discorso allora si sposta sullo sguardo: lo sguardo dei servi (spesso il mio sguardo) allarmato e interventista contro ogni erbaccia e lo sguardo intelligente (da intus-legere, leggere dentro e in profondità) di Dio che scorge tra la zizzania soffocante una profezia che germina, un chicco che cresce, si fa spazio e si “affretta lentamente” (festina lente dicevano i latini). Lo sguardo di Dio vede già il futuro e tra la zizzania annusa già il profumo del pane caldo e croccante: la profezia, il miracolo, il mistero del chicco-farina-pane-eucaristia al quale non potremmo assistere se cediamo così facilmente all’istinto rabbioso di strappar via tutto.

Così è la vita: c’è del grano nascosto tra le zizzanie. Poi c’è da dire pure che per lo sguardo di Dio un pizzico di bene pesa infinitamente più di tonnellate di male che tenta di soffocare il bene e di saturare la nostra visuale. Ecco cosa «c’è d’allegro in questo maledetto paese» potremmo rispondere all’Innominato di Manzoni così ignaro della possibilità di un provvidente seme divino nascosto anche nel suo cuore: in questo paese che è il mio cuore c’è sempre da qualche parte del buon grano. Va letta proprio così la vita, il regno di Dio nella vita e lo sguardo di Dio sulla vita: il grano cresce, in silenzio, ma cresce; così come il granello di senape matura e diventa albero che ospita vita e cinguettii allegri di pulcini appena sgusciati fuori dall’uovo; e così come il lievito invisibile spinge e dilata piano piano le molecole della massa, prima di portarla al forno e farne fragranza gustosa di pane-eucaristia. Nessuna profezia merita di essere bruciata: sicuramente ci sono cose che vorremmo strappare via, ma forse proprio lì dentro è nascosto del buon grano e il segreto della nostra vita e della nostra vita eterna. Vietato gettare via troppo in fretta la zizzania!

Mi piace citare questa settimana un giovane gigante nella sua traduzione del Salmo 104 (103). Si chiama Davide Brullo e personalmente lo leggo sempre con tanto gusto:


Yhwh mio Dio il gigantesco

ammantato di splendore

hai saldato la terra

non sbanderà mai

dai tuoi luoghi

disseti i monti

i tuoi atti

sfamano la terra

fai scoppiare il fieno per le bestie

l’erba servizievole all’uomo

fai evadere il pane dalla terra.

Tutti ti attendono

concedi il cibo

al tempo adatto

lo cedi e lo predano

spalanchi la mano

se ne vanno saturi

nascondi il tuo volto

sono perduti

estrai lo spirito

e tornano polvere

impianti lo spirito

è la vita

rinnovi il volto del mondo.

Siano distrutti i malvagi

non nascano più i perversi

benedici anima mia Yhwh

allelluia.



don Giammaria Canu


V. Van Gogh, Siesta (1891)

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