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LA DOMENICA SULLE SPALLE DEI GIGANTI - a cura di don Giammaria Canu

Domenica, 26 Febbraio 2023.


Viaggio di nozze nel deserto.


Manco finito di leccarsi le labbra dopo quella meravigliosa dichiarazione d’amore arrivata al Battesimo nel Giordano, «Questi è il figlio mio, l’amato: in lui proposto il mio compiacimento», che lo Spirito Santo prende per mano Gesù e lo porta in viaggio di nozze in un luogo quantomeno “inquietante”: il deserto. 40 giorni di “inquietudine”, sentimento profondo e intimamente umano. Una vox moedia sul teatro di ogni vita, compresa quella del Dio-Uomo, perché è proprio la vita a dare valore negativo o positivo all’inquietudine. Fuori da ogni interpretazione psicologica e dentro ogni pagina di Vangelo, si può dire con Agostino che c’è una sana, vitale e medicinale inquietudine che permette di fare una preziosa operazione di igiene spirituale del cuore. È un regalo di Dio l’inquietudine, il deserto, la tentazione. Una luna di miele da vivere con Lui. Il bivio della decisione: «oggi io pongo davanti a te la vita e il bene, la morte e il male […], la benedizione e la maledizione. Scegli dunque la vita, perché viva tu e la tua discendenza, amando il Signore, tuo Dio, obbedendo alla sua voce e tenendoti unito a lui, poiché è lui la tua vita e la tua longevità, per poter così abitare nel paese che il Signore ha giurato di dare ai tuoi padri, Abramo Isacco e Giacobbe» (Dt 30,15-20).

C’è una potente istruzione sulla libertà degli uomini davanti all’“inquietante” deserto che vive Gesù, davanti alle Tentazioni che vi sono nascoste e davanti alla Quaresima che con Gesù e lo Spirito Santo stiamo iniziando: scegli liberamente la vita! Ogni scelta libera, cioè ogni de-cisione è anche in-cisione, re-cisione, uc-cisione, cioè potatura feconda e salutare, capace di farci intravedere i germogli pasquali che possono arrivare solo dopo una bella e seria Quaresima.

In questo viaggio di nozze che Gesù fa (e noi facciamo) con lo Spirito Santo è nascosto, quindi, il vero significato della nostra vita come Dio l’ha pensata a sua immagine: «il Figlio ama il Padre, e l’uomo, amando Dio, si vede come immagine del proprio Creatore, come ricevente da Lui l’essere. Egli scopre di essere e si pone liberamente come immagine di Dio e compie così l’atto della kenosi [abbassamento, svuotamento, re-cisione, potatura] d’amore. Ma basterà che volti le spalle a quel sole e che rifiuti la kenosi perché rimanga solo con se stesso, nella coscienza della propria autoaffermazione luciferina» (Bulgakov). Infatti, «Cristo ha vinto le tentazioni manifestando che è possibile agli uomini vivere la gloria depositata in loro anche nel peccato» (Tareev), e quindi che c’è dell’oro pasquale anche nell’esperienza del peccato, della tentazione e dell’aridità del deserto. Non scappare dal deserto; non privarti della Quaresima! E questo è possibile soprattutto attraverso l’atto di fede in un Dio Amore, «degno di fede che non permetterà che siamo tentati oltre le nostre forze ma, insieme con la tentazione, ci darà anche il modo di uscirne per poterla sostenere» (1Cor 10,13).

Ma possiamo lasciarci prendere per mano da sant’Agostino, che in una delle pagine più preziose di commento alle tentazioni, offre proprio una lettura di grande pace e intelligenza della fede riguardo alla prima delle tentazioni di Gesù: «Il Signore fu battezzato; dopo il battesimo fu tentato e infine digiunò per quaranta giorni. Dopo quaranta giorni, il Signore ebbe fame. Avrebbe potuto anche non provare mai la fame; ma, se così avesse fatto, in qual modo sarebbe stato tentato? E se egli non avesse vinto il tentatore, in qual modo avresti tu imparato a combattere contro il tentatore? Ebbe fame; e subito, il tentatore: Di' a queste pietre che diventino pani, se sei il Figlio di Dio (Mt 4, 3). Era forse una gran cosa per il Signore Gesù Cristo cambiare le pietre in pane? Non fu lui che con cinque pani saziò tante migliaia di persone? (cf. Mt 14, 17-21). Quella volta creò il pane dal nulla. Donde fu presa infatti una così grande quantità di cibo che bastò a saziare tante migliaia di persone? Le fonti del pane erano nelle mani del Signore. Non c’è niente di strano in questo: infatti, colui che di cinque pani ne fece tanti da saziare tutte quelle migliaia di persone, è lo stesso che ogni giorno trasforma pochi grani nascosti in terra in messi sterminate. Anche questi sono miracoli del Signore ma, siccome avvengono di continuo, noi non diamo loro importanza. Ebbene, fratelli, era forse impossibile al Signore fare dei pani con le pietre? Dio è capace di suscitare da queste pietre figli di Abramo (Mt 3, 9). Perché dunque non operò il miracolo? Per insegnarti come devi rispondere al tentatore. Poni il caso che ti trovi nell’afflizione. Ecco venire il tentatore e suggerirti: Tu appartieni a Cristo; perché ti avrà ora abbandonato? Perché non ti manda il suo aiuto? Ricordati del medico. Talora egli taglia e per questo sembra che abbandoni; ma non abbandona, anzi, guarisce».



don Giammaria Canu


I. N. Kramskoij, La tentazione di Gesù Cristo nel deserto (1872).

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