Messaggio Natalizio del Vescovo. Notte di Natale!



Questo è il richiamo, questa è la luce, questo è il conforto della benevola Notte che celebriamo: buon Natale, a voi che pregate, a voi che lavorate, a voi che soffrite, a voi che amate, a voi che cercate, a voi che nell'affannosa vicenda dell'odierna pandemia desiderate abbracci e normalità.

Non ho augurio migliore da fare, se non questo: che tutti, in questo Natale, o quando Dio vorrà, possano incontrare il suo Figlio fatto uomo, Gesù Cristo.

A quanti più abitualmente cercano di vivere da credenti in Cristo, nelle nostre parrocchie e comunità, auguro che si rinnovi la bellezza di questo incontro, così che grazie alla loro testimonianza, anche altri siano aiutati a vivere questo incontro.

A quanti, davanti al «segno ammirabile» del presepio, come lo ha chiamato papa Francesco, sentono magari un po’ di nostalgia o provano un’ammir­azione, auguro di fissare gli occhi sul Bambino e di sentire nel profondo del cuore il suo invito a incontrarlo e seguirlo nella vita di ogni gior­no.

A quanti vivono nella sofferenza e nella malattia, nel buio e nel dramma della vita, auguro quella luce e quella speranza che Gesù Cristo, dalla mangiatoia nella quale è stato deposto, povero tra i poveri, manifesta all’uomo e al mondo.

E che cosa augurare a quanti hanno nel cuore e nella mente altri interessi, altre preoccupazioni, altri modi di vedere la vita, il mondo, il senso delle cose, rispetto a ciò che propone Gesù Cristo, e che possono sentirsi persino infastiditi dal Natale? Auguro loro di essere sorpresi dal sentimento di una gioia inattesa e inspiegabile. Il mistero del Natale c’insegna che la storia di Dio con gli uomini si stava realizzando proprio lì dove nessuno guardava: una mangiatoia a Betlemme.

“Buon Natale, amico mio: non avere paura. La speranza è stata seminata in te. Un giorno fiorirà. Anzi, uno stelo è già fiorito. E se ti guardi attorno, puoi vedere che anche nel cuore del tuo fratello, è spuntato un ramoscello turgido di attese. E in tutto il mondo, sopra la coltre di ghiaccio, si sono rizzati arboscelli carichi di gemme. Non avere paura, amico mio. Il Natale ti porta un lieto annunzio: Dio è sceso su que­sto mondo disperato. E sai che nome ha preso? Emmanuele, che vuol dire: Dio con noi. Coraggio, verrà un giorno in cui le tue nevi si scioglieranno, le tue bufere si placheranno, e una primavera senza tramonto regnerà nel tuo giardino, dove Dio, nel pomeriggio, verrà a passeggiare con te. Gesù che nasce, è il segno di una speranza che, nonostante tutto, si è già impiantata sul cuore della terra... e nel tuo cuore”.

Queste parole del vescovo Tonino Bello, ci fanno guardare tutti al Natale or­mai vicino con il cuore colmo di attesa e di speranza, perché un giorno nuovo si prepara per noi.

Il Natale che arriva ci aiuterà ad amare di più la nostra storia? A farci cercatori del bene che il Signore continua a seminare ma che i nostri occhi impigriti non sanno più vedere? A farci diventare coraggiosi nel denunciare il male e instancabili nel costruire con perseveranza il bene?

Spero davvero che questo Natale sia diverso, spero che Lui ci trovi attenti, desiderosi di accoglierlo e di rinascere. Che questo Natale sia tuo. Non lasciartelo rubare.

Natale è fare dono della nostra gioia di vivere. Anche se siamo limitati, anche se siamo consapevoli di essere fragili, Dio ci ha resi partecipi della sua missione. Abbiamo tante cose buone da donare.

Carissimi, il Natale che auguro a me stesso e a tutta la nostra comunità diocesana è questo intimo stupore del nascere, dell’essere vivi, del potersi guardare con occhi nuovi e limpidi che generano speranza, dell’osare un passo fuori dal tunnel di ciò che ci chiude in noi stessi, per venire alla luce, in Cristo Gesù.

All’augurio per il Natale si aggiunge quello per il nuovo anno. Un anno che sta per iniziare alimenta sogni, attese e speranze. Un tempo che non possiamo sciupare né lasciare trascorrere invano. Ciascuno di noi ha un compito da svolgere, una missione da realizzare per il nuovo anno che inizia, che è quella di benedire, cioè di trovare e dire parole buone, scoprire e dire il bene della vita, il bene dell’uomo, il bene dei giorni. Volgiamo lo sguardo al bene di tutti e di ciascuno.

Auguri: i migliori, quelli più belli.


+don Corrado vescovo




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