Commento al Vangelo – 17 Maggio 2026

Mt 28,16-20

In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato. Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».

 

 

 

Scrive Papa Paolo VI: «Questa festività, che celebra l’Ascensione del Signore, segna uno degli aspetti essenziali della vita cristiana, che è quello di guardare in alto, al di là della scena del mondo attuale, al di là del tempo, verso il nostro futuro destino, verso la realtà della vita futura. Ed è ciò che noi facciamo: con difficoltà, noi moderni specialmente che siamo tanto attratti e quasi incantati dalle realtà temporali. Ma questa concezione della vita cristiana – escatologica […] cioè rivolta all’ultimo fine – è quella vera; essa non deprezza la vita presente, ma le dà il suo vero valore, quello di un passaggio, d’un pellegrinaggio, compiuto con cuore libero e pieno di speranza. Guardare in alto, verso il Signore che ci attende, verso Cristo che viene». (Papa Paolo VI, Angelus, 4 maggio 1967). E ancora, a proposito di staccarci dalla terra per andare verso il Cielo, così diceva san Pio da Pietrelcina: «Chi si attacca alla terra, ad essa resta attaccato. È meglio staccarsi poco per volta, anziché tutto in una volta. Pensiamo sempre al Cielo». (San Pio da Pietrelcina, a cura di P. Geraldo di Flumeri, 14 dicembre).

Suor Stella Maria psgm

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