Commento al Vangelo – 5 Luglio 2026

Mt 11,25-30

In quel tempo Gesù disse:
«Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo. Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

 

 

 

 

Imparate da me, che sono mite e umile di cuore. Così scrive san Beda il Venerabile: «Il tesoro del cuore è l’intenzione del cuore, dalla quale il giudice interiore valuta il provento dell’opera buona. Perciò suole accadere che alcuni, pur operando beni minori, ottengano maggiore ricompensa di grazia celeste in virtù dell’intenzione del cuore, per cui avrebbero voluto operare beni maggiori se avessero potuto; altri, invece, che ostentano più ragguardevoli opere di virtù, ottengono dal Signore premi minori, a causa del minore impegno di un cuore tiepido. Perciò l’atto della vedova che offrì al tempio due monete (Mc 12,42) viene preferito da colui che scruta l’interno del cuore ai grandi doni dei ricchi. […] (Così come) le spine, il rovo, gli alberi spinosi indicano il cuore di quanti sono insozzati dagli stimoli della lussuria, dell’invidia, della concupiscenza, ovvero per l’asprezza dell’iracondia, della calunnia, dell’odio, della superbia, dell’amarezza riescono sgraditi al prossimo e intrattabili. Il fico invece indica la dolcezza dell’amore del Signore. Non si raccolgono fichi dalle spine né uva dai rovi, perché, chi è deturpato dalle spine dei vizi, non è in grado di dare al suo prossimo degni insegnamenti di virtù». (San Beda il Venerabile, Omelie sul Vangelo di Matteo).

Suor Stella Maria psgm

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