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LA DOMENICA SULLE SPALLE DEI GIGANTI - a cura di don Giammaria Canu

Domenica, 7 Maggio 2023.


Quelli della Via.


«Saulo, spirando ancora minacce e stragi contro i discepoli del Signore, si presentò al sommo sacerdote e gli chiese lettere per le sinagoghe di Damasco, al fine di essere autorizzato a condurre in catene a Gerusalemme tutti quelli che avesse trovato, uomini e donne, appartenenti a questa Via», o più letteralmente «appartenenti alla Via», all’unica Via, all’unica Vera Via della Vita. Questi erano e sono i cristiani: quelli appostati nella via, quelli dalla geografia nomadica, piedi sporchi e cuore in moto, esperti di incontri inattesi, inciampi preventivati e faccia tosta per decidere di dipendere dall’ospitalità altrui (che è anche un escamotage evangelico per regalare agli altri occasioni di fraternità, di amore e di ascolto della Parola di Dio). Dio stesso si è messo in viaggio per una strada impervia e troppo pericolosa per un Dio: la strada dell’umanità che lo ha svuotato (Fil 2,8) e pasticciato di rifiuti, fallimenti, oltraggi fino alla condanna a morte. Venendo per le strade del mondo, Dio è diventato pietra di inciampo (skandalon in greco) per i giudei (1Cor 1,23) come Saulo di Tarso che un versetto prima (At 9,2) moriva dalla voglia di sterminare tutti, ma proprio tutti, uomini e donne, appartenenti alla Via e un versetto dopo, all’improvviso, imprevedibilmente, follemente e spericolatamente «lo avvolse una luce dal cielo» che gli chiede di non abbandonare la strada, ma solo di farla in senso opposto: non deve più per-seguire, ma solo in-seguire il Signore lì dove lo Spirito Santo è già arrivato. Diventerà il più grande in-seguitore di Gesù.

Ecco i cristiani “viatori” “sinodali” (syn odos: insieme per strada): uomini e donne che stanno sulla Via, cioè stanno in Gesù e in Gesù ci camminano, ci vivono e ci amano. Gesù che nel Vangelo di domenica prossima cambia di nuovo nome: domenica scorsa si chiamava “Bel Pastore” e questa domenica alza la posta in gioco e si chiama “Via, Verità e Vita”: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto» (Gv 14,6). Via, Verità e Vita sono quindi l’habitat naturale del cristiano, per sua natura camminatore, essere dell’apertura, dell’uscita e dell’incontro.

C’è quindi un prezioso frutto pasquale da cogliere bello maturo da queste parole di Gesù: la Verità e la Vita dell’uomo sono sempre in Via. Forse per questo al primo posto c’è la Via: perché se non ti decidi a stare in via, la verità e la vita ristagnano, sedimentano e puzzano! E questo vuol dire inevitabilmente che la Verità è decisamente più vasta della mia verità e che la Vita è decisamente più immensa della mia vita: «la Vita è più del vivente» (Michel Henry). C’è molta più verità da scoprire di quella che già posso conoscere; c’è molta più vita da acchiappare di quella che già vivo.

Che bella la Chiesa sinodale che si è messa in testa di smettere di contare – nel senso di “contare” per visibilità e di “contarsi” per accumulare trofei numerici – per inaugurare processi. Ha smesso di pro-gettare da uno studio tecnico il suo futuro per pro-cedere al passo d’uomo, al passo dell’uomo e della sua domanda di Verità e di Vita. Il Pastore bello le ha aperto la porta e ora si tratta di tornare per Via, per le vie dell’umano a scalare le vette inesplorate che al chiuso del recinto, durante la notte, si potevano solo sognare mentre il guardiano (il Maestro interiore per sant’Agostino) sorvegliava e fischiettava la ninna nanna. E per quanto alte siano le vette della Vita e profonde le cataratte della Verità, c’è il Pastore grande delle pecore (Eb 13,20): «il tuo bastone e il tuo vincastro mi danno sicurezza (Sal 23,4)». È solo con Lui che posso spendere in abbondanza la Vita: «Beato l’uomo che trova in te il suo aiuto e ha le tue vie nel suo cuore» (Sal 84,6).

Bene. Una gigantesca poetessa dell’‘800 americano, Emily Dickinson ha riassunto questi nomi di Gesù nel nome stesso di Dio: Amore e ne ha offerto una bellissima definizione “sinodale”:


Amore, tu sei alto,

e non posso scalarti,

ma se fossimo in due,

chissà mai, se allenandoci

sul Chimborazo

ducali, non potremmo alla fine raggiungerti?


Amore sei profondo,

e non so traversarti,

ma se fossimo due

invece d’uno,

la barca e il rematore, una suprema estate,

chissà se non potremmo toccare il sole?


Amore, sei velato

e ben pochi ti scorgono

Sorridono, si alterano

e balbettano e muoiono.

Sarebbe assurda la felicità

senza di te

a cui Dio pose nome Eternità.


don Giammaria Canu


A. Gleizes, Il cammino (1911).

Il cubismo offre l’opportunità di godere paesaggi di vita presi da infinite angolature e insegna proprio a stare sempre per strada per leggere facce della Vita ancora inesplorate.

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