DI DOMENICA IN DOMENICA - a cura di don Giammaria Canu

Domenica, 13 Marzo 2022.


Nulla si crea, nulla si distrugge, ma tutto si trasfigura.


Abbiamo lasciato Gesù nel deserto, alle prese col diavolo, cioè con l’autore (nel senso etimologico di “amplificatore”, “assolutizzatore”, da augeo: aumentare) di tutti gli strappi (dal greco, dia-ballo: dividere, lanciare una stessa cosa contemporaneamente in due direzioni opposte, cioè lacerare). Dice l’Inquisitore del 1500 a Gesù: «pensi che tutta la saggezza del mondo messa insieme potrebbe escogitare qualcosa di simile, in potenza e profondità, a quelle tre domande che ti vennero realmente poste quel giorno nel deserto dallo spirito potente e acuto? Bastano quelle tre domande, basta il miracolo che quelle domande siano state formulate per capire che abbiamo a che fare non certo con la labile mente umana, ma con l’eterno, l’assoluto. Poiché in quelle tre domande e tutta la storia successiva dell’umanità viene come predetta e fusa in un unico insieme; in esse sono rivelate le tre forme nelle quali convergeranno tutte le insolubili contraddizioni storiche della natura umana su tutta la terra. A quel tempo ciò non poteva essere molto evidente, giacché il futuro era ignoto, ma ora che sono passati quindici secoli, noi vediamo che in quelle tre domande era stato tutto al punto indovinato e predetto, e a tal punto realizzato che ad esso non si può aggiungere né sottrarre nulla» (il russo Dostoevskij in I fratelli Karamazov).

Quello stesso Gesù dopo aver sudato per scrollarsi di dosso nel deserto tutti i fronzoli che zavorrano ogni uomo, domenica prossima lo incontriamo su un monte. Si porta Pietro, Giovanni e Giacomo perché ha qualcosa da insegnare, un incontro da consigliare, un modo nuovo di guardare al mondo: tutte è in trasformazione è la lezione di domenica prossima. È la legge primordiale della vita. Tutto è in cammino, ha una direzione ed è in continuo ricalcolo, riprogrammazione, rinascita (risurrezione). Ciò che abita la nostra vita è sempre aperto, spalancato alla possibilità di essere diverso da quello che è. Un pensiero nobile, anche il pensiero della fede, si configura sempre come un pensiero aperto, incompleto, mai concluso: nasciamo già come ricercatori, alla ricerca di ciò che ci nutre, ciò che ci trasforma in uomini, ciò che invita a muoversi. E davanti ad ogni cambiamento, anche davanti a quei cambiamenti che sembrano regressioni, è necessario fermarsi, inginocchiarsi, fare quaresima-deserto, dichiarare un cessate il fuoco, lasciare che il cuore raggiunga ciò che accade. In fondo custodiamo sempre la speranza che prima o poi si realizzi ciò per cui siamo al mondo. In fondo crediamo che abbiamo sempre una promessa di compimento che grida dentro di noi perché possiamo finalmente prendercene cura e darle attenzione. Siamo perfettamente imperfetti: uomini della trasfigurazione continua. Anche ciò che si presenta col sigillo del fallimento può essere adorato in religioso silenzio come un fatto in favore del nostro compimento. Tutto serve!

Con Gesù poi, piano piano, scopri che la trasfigurazione della vita non è opera di maquillage o cosmesi carnevalesca, ma un aprirsi a ciò che già sei, uno spalancare quei timidi fiori chiusi che popolano il giardino dell’interiorità. Perché la salvezza non sta davanti, ma in profondità.

Ogni trasfigurazione, grande o mediocre che sia, è sempre il passaggio da una sicurezza (la tua guardia carceraria) al rischio di tuffo nell’ignoto. Scopri, abitando il deserto che Dio non smette di provocarti, di stuzzicarti e inquietarti seminando promesse di eternità che stanno lontano da dove stai tu. Serve mollare la presa, “morire per diventare altro”, scommettere sull’eternità che mi abita e saltare (Kierkegaard). La sapienza della vita sta proprio in questo segreto: «Finché tu non avrai il muori-e-divieni, sarai solo un ospite tetro sulla Terra oscura» (Goethe).

Al monte della Trasfigurazione Gesù porta questi tre suoi amici che negli otto giorni precedenti avevano portato sul cuore il macigno dell’annuncio della croce: «il figlio dell’uomo deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno», ma senza la capacità di tenere assieme tutto, nell’unico abbraccio pasquale: la morte con la risurrezione, la croce e il sepolcro vuoto, la sconfitta e la ri-vincita. Pietro e company hanno visto crollare ogni sogno davanti alla possibilità della croce. Ora sul monte, la bellezza che tanto affascina Pietro sta proprio lì e invita a vivere la vita con la possibilità crudele dei naufragi, ma la più grande possibilità vittoriosa della trasfigurazione: tutto si trasforma.



don Giammaria Canu


S. Köder, Trasfigurazione (2006).

È tristemente possibile che i nostri occhi restino chiusi, così abituati a lasciarsi intrappolare dalle tenebre, mentre Dio opera le grandi trasfigurazioni della nostra vita.

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