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LA DOMENICA SULLE SPALLE DEI GIGANTI - a cura di don Giammaria Canu

Domenica, 4 Giugno 2023.


L’amore salverà Dio.


Nicodemo è proprio un gran “curiosone”: non gli basta conoscere a perfezione le cose di quaggiù, vuole ficcare il naso anche in quelle di lassù. È proprio quella curiosità (“cuorosità”) che salva: se la bellezza salverà il mondo (Dostoevskij), la curiosità salverà i cuori del (dal) mondo.

E Dio, chi lo salva dal mondo? Riaffiorano in continuazione nella mia quotidianità pastorale le parole di Etty Hillesum (un’altra curiosona/“cuorosona”) che dal cuore sentiva il dovere/desiderio di salvare Dio dalla catastrofe dell’Olocausto, sorgente fecondissima dell’ateismo moderno: «tu [Dio] non puoi aiutare noi, ma siamo noi a dover aiutare te, e in questo modo aiutiamo noi stessi. L’unica cosa che possiamo salvare di questi tempi, e anche l’unica che veramente conti, è un piccolo pezzo di te in noi stessi, mio Dio. Forse possiamo anche contribuire a disseppellirti dai cuori devastati di altri uomini. Sì, mio Dio, sembra che tu non possa far molto per modificare le circostanze attuali ma anch’esse fanno parte di questa vita. Io non chiamo in causa la tua responsabilità, più tardi sarai tu a dichiarare responsabili noi. E quasi a ogni battito del mio cuore, cresce la mia certezza: (...) tocca a noi aiutare te, difendere fino all’ultimo la tua casa in noi. Esistono persone che all’ultimo momento si preoccupano di mettere in salvo aspirapolveri, forchette e cucchiai d’argento – invece di salvare te, mio Dio».

Ma io come faccio a salvare Dio? Per la Bibbia e per Gesù non c’è alcun dubbio: Dio può sopravvivere al mondo solo perché «ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito» (lo troveremo nel Vangelo di domenica prossima). Difficili da digerire per stomaci abituati ad ingurgitare surrogati di amore a breve durata, omogeneizzati di religiosità monotona, distillati di felicità che assomigliano più a quelle sbronze per fuggire dalla vera domanda: ma ne vale la pena vivere? C’è bisogno di allenare il cuore a frequentare “le cose di lassù”, proprio come Nicodemo che, pur conoscendo a perfezione il catechismo ebraico su Dio, non aveva minimamente percepito che c’è una “conoscenza del cuore”, una “ragionevolezza del cuore”, perché «il cuore ha ragioni che la ragione non conosce» (Pascal). E quello stesso tipo di ragionevolezza del cuore prede per mano la vita e la consegna alla fede: «non si crede bene che col cuore, l’essenziale è incredibile per la scienza di questo mondo» (parafrasi teologica del Piccolo Principe). Tradotto vuol dire che di Dio «solo l’amore è credibile» (von Balthasar) e che «non mi importa se Dio esiste o meno; a me interessa se Egli è amore» (Kierkegaard).

C’è infatti un grande mistero, il più grande di tutti perché è il più semplicissimo (san Tommaso), che è l’Unità e la Trinità di Dio, precisamente la festa di domenica prossima. La Santissima Trinità è credibile proprio perché non è “sacratissima” (cioè separatissima), ma coincide col grande mistero dell’amore, quello che possiamo ragionevolmente pensare abbia convinto talmente Nicodemo che lo ritroveremo, dopo tre anni da quel dialogo con Gesù in notturna, proprio ai piedi della croce a raccogliere le spoglie intrise di sangue pesto di quel Mistero crocifisso e morto d’amore per noi. Ecco cosa c’è ancora di salvabile di Dio: la sua Trinità d’amore, il suo essere comunione d’amore, reciprocità d’amore di tre Persone divine che operano amore non solo lassù nei cieli eterni, ma anche quaggiù nel tempo, nella storia, tra le galassie come tra le formiche e tra le piante che crescono. Tutto è opera d’amore e porta la firma della Trinità. E la Trinità non lascerà che egoismo e odio, terremoti e malattie distruggano le cose di quaggiù. Questo, mica altro, affascina e salva il Dio di Gesù: che è amore di tre Persone, che ama personalmente e che insegna alle persone l’arte dell’amore.

Due giganti teutonici ci prestano le spalle per vedere un po' più lontano questo mistero che salva Dio in noi e quindi salva anche noi in Dio.

«La potenza divina che Aristotele, al culmine della filosofia greca, cercò di cogliere mediante la riflessione, è sì per ogni essere oggetto del desiderio e dell’amore — come realtà amata questa divinità muove il mondo—, ma essa stessa non ha bisogno di niente e non ama, soltanto viene amata. L’unico Dio in cui Israele crede, invece, ama personalmente. Il suo amore, inoltre, è un amore elettivo: tra tutti i popoli Egli sceglie Israele e lo ama — con lo scopo però di guarire, proprio in tal modo, l’intera umanità». Parola di papa Benedetto nella Deus caritas est, un manuale sull’amore cristiano. In poche sapienti righe è detto che la ragione riconosce un Dio da amare, motore immobile che muove tutto in quanto è amato, ma è im-pensabile un Dio che ama senza la rivelazione, come è im-pensabile che l’amore generi altro amore fino a dichiarare: «se uno dice: “io amo Dio” e odia suo fratello, è un bugiardo».

E poi: «Soltanto l’amore comprende Dio, perché Dio è l’amore. È quindi soltanto l’amore comprende il mondo, perché il mondo è dono dell’amore, e soltanto l’amore è in grado di provare gratitudine per questo dono, di farne uso e di riconoscerlo. Se il Figlio e lo Spirito, se Dio stesso è per noi un dono, come non dovrebbe essere un dono per noi ciò che Egli crea?». Parole di Klaus Hemmerle, un altro fecondo gigante tedesco.



don Giammaria Canu


Capitello con la creazione (Collegiata di Alquézar),

dove è testimoniata che ogni azione divina ha i tre volti della Trinità d’amore.

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