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LA DOMENICA SULLE SPALLE DEI GIGANTI - a cura di don Giammaria Canu

Domenica, 9 Luglio 2023.


Dio dei tappini.


«Umiliò se stesso», «ha guardato l’umiltà della sua serva», «chi si umilia sarà esaltato»… Dio sta da quella parte, cioè dalla parte dei piccoli, abita dalle parti che profumano di humus, di terra nuda, scura e fertile, di umiltà, di tapeinosis in greco, di “tapineria”. Fa parte del suo stile innamorarsi dei piccoli, dei semplici, degli essenziali, dei difficili, dei bambini che ti fanno perdere un sacco di tempo e non producono mercato, anzi, lo rallentano. Come queste ultime domeniche con i primi inviati in missione, anche questa domenica Gesù aggiunge una pennellata allo stile di Dio: tutto ciò che nel mondo è piccolo, Dio lo vede, lo ama e lo sposa.

Piccolo, umile, apparentemente inutile, eppure scelto da Dio. Un pessimo commerciante Dio. Rivela i segreti più alti ai piccoli e si offre come “coniuge” agli affaticati e oppressi. I misteri alti del Regno li affida ai piccoli: come “racchiudere in riserve gli abissi” (Sal 33,7) e poi sigillarli con dei “tappini”; e condivide il giogo (questo vuol dire la parola “con-iuge”) con gli esclusi, gli sfortunati, i ripugnanti e gli schiacciati della storia. E in tutta la Scrittura Dio non accenna mai a voler cambiare stile: sembra che non possa proprio fare a meno di stare dalle parti dei “tappini”. Che bell’insegnamento per la nostra Chiesa: aggirarsi nei paraggi delle storie storte, affaticate e controproducenti.

Essere sempre in perdita è il proprio dell’amore, ma è solo lo stile in perdita che diventa affascinante, credibile e affidabile. Proprio i piccoli, gli umili, i miti, gli oppressi, gli affaticati sono quelli che riconoscono cosa c’è di essenziale in Dio e se ne innamorano: l’essenziale è sentirsi amati di un amore che si concede il lusso di rischiare, di perdere, di andare in fallimento.

Un po’ come fanno i poeti che si innamorano dei soggetti più umili, scontati e improduttivi e non lo mollano finché quel soggetto non avrà risposto a tutte le domande. Per esempio, in questi giorni mi sono chiesto cosa tutto avesse da domandare quel gigante di Leopardi alla luna, sapendo che non poteva rispondere… o forse no: proprio la luna del poeta, per la sua “tapineria” ha in tasca tutti i segreti del cosmo, della storia e pure dell’uomo, e Leopardi lo aveva capito. Così ce ne regala l’intuizione nel Canto notturno di un pastore errante dell’Asia:


Che fai tu luna, in ciel? Dimmi, che fai,

silenziosa luna?

Sorgi la sera, e vai,

contemplando i deserti; indi ti posi.

Ancor non sei tu paga

di riandare i sempiterni calli?

Ancor non prendi a schivo, ancor sei vaga

di mirar queste valli?

Somiglia alla tua vita

la vita del pastore.

Sorge in sul primo albore;

Move la greggia oltre pel campo, e vede

greggi, fontane' ed erbe;

poi stanco si riposa in su la sera:

altro mai non íspera.

Dimmi, o luna: a che vale

al pastor la sua vita,

aa vostra vita a Voi? dimmi; ove tende

questo vagar mio breve,

il tuo corso immortale?


don Giammaria Canu


C.D.Friedrich, Luna nascente sul mare (1822). Insieme al suo più celebre Viandante sul mare di nebbia, questo quadro offre una bella parafrasi del Canto notturno di un pastore errante dell’Asia di Leopardi: sembra di vedere come la piccolezza umana si immerga negli “infiniti spazi e sovrumani silenzi” misteriosamente conosciuti dalla luna.

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