Commento al Vangelo - Domenica 27 Febbraio 2022


Lc 6,39-45


In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli una parabola:

«Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutti e due in un fosso? Un discepolo non è più del maestro; ma ognuno, che sia ben preparato, sarà come il suo maestro.

Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? Come puoi dire al tuo fratello: “Fratello, lascia che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio”, mentre tu stesso non vedi la trave che è nel tuo occhio? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello.

Non vi è albero buono che produca un frutto cattivo, né vi è d’altronde albero cattivo che produca un frutto buono. Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dagli spini, né si vendemmia uva da un rovo. L’uomo buono dal buon tesoro del suo cuore trae fuori il bene; l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male: la sua bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda».






«Se si trovasse una persona che mai, mai, mai ha parlato male di un’altra si potrebbe canonizzare subito»: è con un’espressione forte che Francesco ha messo in guardia dalla tentazione «ipocrita» di puntare il dito sempre contro gli altri. Invitando, piuttosto, ad avere «il coraggio di fare il primo passo» riconoscendo i propri errori e le proprie debolezze e accusando se stessi. È il consiglio spirituale, centrato su perdono e misericordia, che il Pontefice ha suggerito nella messa celebrata venerdì mattina, 11 settembre, nella cappella della Casa Santa Marta. Perché «l’ipocrisia» — ha ammonito — è un rischio che corriamo «tutti, incominciando dal Papa in giù» […] la liturgia ci ha fatto riflettere tante volte sulla pace, sul lavoro di pacificare e di riconciliare che ha fatto Gesù, e anche sul nostro dovere di fare lo stesso» e cioè «fare la pace, fare la riconciliazione». Inoltre, ha proseguito il Papa, «la liturgia ci ha fatto anche riflettere sullo stile cristiano, soprattutto su due parole, parole che Gesù ha messo in atto: perdono e misericordia». Ma, ha insistito Francesco, «dobbiamo realizzarle anche noi». […] Lo stile cristiano, infatti, consiste nel «sopportarci a vicenda, l’uno l’altro»: un atteggiamento che «porta all’amore, al perdono, alla magnanimità». Perché «proprio, lo stile cristiano è magnanimo, è grande». (Papa Francesco, Omelia mattutina, 11 settembre 2025, da: L'Osservatore Romano, ed. quotidiana, Anno CLV, n.207, 12/09/2015).



Suor Stella Maria, pfsgm

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